11 Settembre 2020
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del Siràcide (Sir NV 27,33-28,9)

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.


Il testo fa parte della sezione del Siracide riguardante vari tipi di istruzioni su diverse situazioni di vita. E già questo ci dà da pensare, perché per Dio ogni aspetto e sentire umano è una via per ricercare la sua sapienza e imparare così a vivere in pienezza.
Però, quando si tratta di un’offesa subìta, del rancore che si genera inevitabilmente, dell’ira e del desiderio di vendetta che inondano il cuore, forse ciascuno di noi vorrebbe non trovarsi mai convocato a questa “scuola di vita”, e non gli verrebbe mai di chiamarla così.

L’autore è chiaro: chi è stato offeso e lascia spazio a sentimenti di rancore, odio e vendetta, diventa lui stesso peccatore. Oltre al danno la beffa, pensiamo noi!
Proprio come ci insegnerà a pregare Gesù nel Padre nostro, e come afferma nella parabola del servo spietato (cf. Mt 18,21-35), anche per il sapiente Ben Sira è chiaro che il perdono di Dio dipende da quanto ci alleniamo giorno per giorno a perdonare i nostri simili.

Lo fa con lo stile poetico e sapienziale delle domande che ci provocano profondamente, interrogandoci sulla misericordia come stile di vita da assumere. E ci lascia quattro cose da ricordare: smetti di odiare, resta fedele ai comandamenti, non odiare il prossimo e dimentica gli errori altrui.
L’odio, infatti, agli occhi del Sapiente si rivela come l’esperienza anticipata della morte. Chi coltiva odio, lascia spazio a questo sentimento, ne subisce già ora tutte le conseguenze disgregatorie e velenose per la sua interiorità. Non stupisce che la vita alla fine si dissolva e non ne resti niente.
Invece tu getta via l’odio attraverso il perdono, alleggerisci il tuo cuore di una zavorra che non puoi portare a vita! Questo non cancella il dolore di una ferita anche profonda, ma ti permette di rimanere libero e di continuare a volare.


Qôl/call

Perdono e preghiera restano la via verso la guarigione del cuore operata dal Signore. Anche se dentro sanguiniamo, essi sono la medicina per restare umani e tornare pian piano alla vita.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it