7 Agosto 2020
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Commento alla prima Lettura della XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal primo libro dei Re
(1Re 19,9.11-13 )

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.


«Qôl demāmāh daqqāh». Alcune espressioni vanno lette anche senza capire, solo per sentire il suono. In questo caso l’ebraico, lingua originale di questo testo, ha una musicalità che va gustata. Significa alla lettera: «voce di silenzio sottile», tradotto nella I lettura di oggi con «sussurro di una brezza leggera». La «voce di silenzio» è, per l’esattezza, il modo in cui Elia percepisce Dio.

Facciamo un passo indietro. Elia, profeta di Dio, si scontra nel suo tempo con l’idolatria portata nel regno di Israele dalla regina Gezabele, straniera. Elia, al contrario, annuncia il Dio di Israele come l’unico vero Dio e per questo viene perseguitato. Qui, sull’Oreb, lo incontriamo scoraggiato e appesantito dal suo difficile ruolo di profeta. Qui, sull’Oreb, lo aspetta Dio. Il suo Dio, che però stenta ad essere definito e identificato: pesano, nel testo, tutti quei «non è». All’inizio, insieme a Elia, possiamo dire solo dove Dio non è. Non è nelle prove eclatanti dell’evidenza. Non è nelle esperienze del passato. Non è in qualcosa che si può vedere, non a caso Elia si copre il volto appena lo riconosce. Quella che Elia fa è un’esperienza totalmente nuova e paradossale di Dio che si manifesta nell’ascolto di una voce di silenzio. Secondo la nostra esperienza umana la voce e il silenzio si sostituiscono a vicenda. Ci chiediamo come possa il silenzio essere voce e la voce essere silenzio. Come può lo stesso Dio essere presente e assente? Eppure, è proprio la nostra esperienza di ascoltatori della Parola di Dio a ricordarci che solo il silenzio è il contesto adeguato nel quale quella voce riesce a parlare, come solo le giuste pause possono far emergere la musica in uno spartito. E quella voce si fa strada, discreta, nel silenzio, a confermare che se Dio c’è, vale la pena essere profeta.


Qôl/call

«Appena saliti sulla barca, il vento cessò» (Mt 14,32). Gesù è il volto di Dio che salva e fa cessare le “burrasche del nostro cuore” quando lo riconosciamo nella nostra vita.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it