17 Marzo 2020
- Suore Apostoline, Animazione Vocazionale, Vita Apostolina

Proposta di un LABORATORIO creativo per approfondire i trucchi e provocazioni in questa epoca di false verità. Per gruppi o singoli, a te la scelta.

In un pomeriggio di febbraio, tra una canzone e l’altra di Sanremo, con le Juniores Apostoline abbiamo vissuto alcune ore di formazione, che attraverso questo breve articolo vogliamo condividere con te carissimo/a internauta come un Laboratorio sul tema della post-verità.

Ci siamo fatte aiutare da un interessante articolo di Padre Giacomo Costa sj, direttore di Aggiornamenti Sociali, pubblicato nel febbraio 2017[1] nella suddetta rivista avente come suggestivo e significativo titolo: “Orientarsi nell’era della post-verità”.

Tentando di riassumere, a partire da domande retoriche – ma non troppo-  l’Autore dell’articolo ci porta a compiere passaggi non solo etimologici, ‘dopo’ la verità o ‘oltre’ la verità, ma conduce sapientemente il lettore a cercare e trovare un orientamento nella situazione che si sta vivendo. Si potrebbe dividere il tema in due aree di riflessione: i segnali di allarme e i contribuiti della post-verità nel momento storico che stiamo attraversando (ricordo che l’articolo è del 2017 per cui non mi riferisco in modo esplicito a quanto il mondo sta attraversando in questo tempo di Coronavirus – anche se sarebbe interessante applicare i criteri suddetti a come sta avvenendo la comunicazione in questo tempo).

Muovendosi in queste due aree, l’autore, cerca anche di percorrere una terza via, sapiente e saggia: quella della Scrittura che non toglie subito la zizzania dal buon grano ma lascia che crescno insieme per poi lascire intatto il grano e sdradicare solo la zizzania. Tale criterio evangelico di discernimento, l’autore lo applica alla realtà per poter dire che siamo chiamati anche noi a vivere il tempo di questa non facile attesa, che ci obbliga a fare i conti con apprensioni e paure, con sconcerto e sconforto, resistendo alla tentazione della fretta e dello scoraggiamento dovuto al senso di impotenza. 

A partire da queste provocazioni, che spingono a guardare avanti, e stimolate nella riflessione,  ci siamo orientate, in questo Laboratorio, a scrivere storie, come questa che ti proponiamo.

L’ASINO IDRAULICO
Un vecchio asino ingenuo voleva diventare un famoso idraulico. Un giorno trovò un’app chiamata You-Tube, allora pensò che questo sito significasse “Tu e il Tubo” e che lo usassero gli idraulici per imparare la professione. Iniziò quindi a pubblicare i suoi studi, usando termini che nessuno conosceva, ma si rattristava ogni giorno perchè nessuno commentava le sue scoperte. Anche il suo amico coniglio possedeva l’app ed era molto più famoso di lui, tuttavia non voleva diventare idraulico ma cantante. L’asino continuò comunque a pubblicare video, finchè gli altri animali li commentarono malignamente. L’asino se ne accorse e iniziò a scrivere a sua volta parole offensive, perchè pensava che si sarebbe fatto così conoscere a tutti. Tristemente scoprì di essere diventato molto famoso ma anche molto detestato: agli occhi di tutti non era che un idraulico che riparava i tubi, ma un asino che “non capiva un tubo”.
La fama non fa la felicità[2].

(La favola è frutto del lavoro svolto dalla classe IA della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto La Salle di Parma – anno scolastico 2017/2018)

Il nostro LABORATORIO DI POST-FAVOLE,
si è avviato dopo aver condiviso questa favola. 

Di seguito ne condividiamo ‘i frutti’: tre storie e esperienze sul ‘concetto’ di post-verità, che ci hanno regalato le nostre ‘Junior‘ Giulia, Roberta e Deborah (nella foto). 
Ringrazio loro per essersi messe in gioco, per aver attivato fantasia e creatività, per averci fatto questo dono. 
E tu? Quale sarà la tua storia di post-verità?
Provaci e inviala così potrebbe essere pubblicata sul nostro Sito, scrivi a: apostoline@apostoline.it

FRANKLIN un topo in Lapponia

C’era un topo della Lapponia di nome Franklin, che aveva un sogno molto particolare. Voleva infatti trainare la slitta di Babbo Natale per avere la possibilità di volare almeno una volta all’anno e soprattutto poter conoscere il grande Babbo. Quando fu abbastanza grande iniziò ad informarsi su internet, ma niente, nessuno offriva quel tipo di lavoro, tra l’altro aveva scoperto che la slitta veniva trainata solo da una particolarissima razza di renne dal peso minimo di 250kg e con corna lunghe almeno 1,20mt.  Proseguendo le sue ricerche venne a sapere che per entrare nel team delle renne di Babbo Natale si dovevano superare delle prove di velocità tutt’altro che semplici. Dopo molto girovagare sul web, trovò un sito che annunciava finalmente il casting delle renne da slitta per Natale. Il casting era proprio il giorno dopo, vicino casa di Franklin, ma aimhè bisognava mandare una propria foto per esseri messi in lista. Come fare? Dopo molto riflettere, decise di fare una cosa che non aveva mai fatto prima: mentire. In fondo era solo un “piccolo” inganno e così servendosi di un programma di grafica modificò al propria immagine e sì, venne preso! L’indomani si recò nel luogo del casting, Franklin aveva un po’ di timore, e nel camminare verso il luogo prestabilito pensava a mille e una scusa per convincere i selezionatori circa le sue capacità e realizzare finalmente il suo sogno. Le altre renne vedendolo in fila, lo deridevano, ma lui voleva mostrarsi forte, anche se iniziava ad affiorare il rimpianto per l’inganno effettuato la sera prima.  Ad un certo punto, un silenzio assordante irruppe in sala. Era arrivato Babbo Natale in persona, voleva vedere con i suoi occhi le renne da scegliere, iniziò così a passarle in rassegna, tutte erano in fila a corna in fuori. Erano tutte bellissime, ma poche iniziarono ad essere scelte, fino a quando Babbo Natale continuando a camminare in mezzo alla fila, vide un vuoto, abbassò lo sguardo e vide Franklin, fece una grossa risata. Il nostro caro topino voleva piangere, ma in fondo era la sua grande occasione. Babbo Natale in persona lo prese in mano e gli intimò di prepararsi, l’indomani sarebbe partito con lui sulla slitta, un bambino aveva chiesto in regalo proprio un topino bello e dolce come lui. 

FRANKLIN ALLORA CAPÌ CHE LE MENZOGNE E GLI INGANNI NON SERVONO A NULLA, con esse non si fa strada perché lui era stato apprezzato e aveva potuto realizzare il suo sogno grazie a quello che era veramente: un bel topino lappone.

OSCAR una storia di post-verità

C’era una volta una giovane impiegata che amava tanto tener pulito il proprio posto di lavoro.  Era arrivata da poco in quella azienda ma cercava di organizzare al meglio tutto il lavoro per ritagliarsi sempre uno spazio da riservare al riordino e alla pulizia non solo degli spazi personali ma anche comuni. Aveva trovato una buona organizzazione per questo servizio che l’azienda non appaltava a ditte esterne.  Lei aveva curato ancora meglio il tutto: vi erano strumenti e detergenti diversificati per pulire ogni ambiente. Diversi, anche, per ogni singolo piano. Aveva una grande paura, però. La paura che questa sua passione la facesse sembrare superba in materia. Aveva sentito sempre dire da sua nonna: “Chi fa da sé… fa per tre!” ; ma in quell’azienda, queste non erano le parole d’ordine. Anzi!  Chiese, perciò, aiuto ad un’altra impiegata che prima di lei si era occupata di questo servizio. Questa le spiegò come muoversi e le diede in maniera molto enfatizzata e convincente questa dritta: “per pulire le scale usa la scopa che si usa per la sala da pranzo. Quella blu con il bastone bianco: è adatta perché molto morbida”.  I giorni trascorrevano nella comunione. Sentiva che il suo non era ormai più un contributo all’azienda… ma proprio un contribuire all’interno di una grande famiglia! Un giorno, per una distrazione, si slogò la caviglia e non poté dedicarsi a questo servizio “extra” ma poté solo stare al PC tutto il giorno… L’incaricata che la sostituì le chiese indicazioni e quando si sentì dire della storia della scopa per le scale (quella della sala da pranzo), uno strano sguardo meravigliato non le rimase nascosto. La signora osò chiederle: “Ma perché questa usanza?”.

LA NOSTRA IMPIEGATA MODELLO NON SEPPE DARE RISPOSTA SE NON: “Me l’ha detto quella che lo faceva prima di me”. La sostituta andò da questa altra impiegata che dopo averle raccontato lungamente che questo servizio lei l’aveva svolto per molti anni, finalmente, le rivelò il motivo: le era stato consigliato di fare così da quella che lo faceva prima di lei. La Signora si stupì alquanto ma non mollò l’indagine ormai intrapresa. Si recò dalla Signora Caia, ormai in pensione da molti anni e che passava le sue giornate al parco in compagnia dell’ultima nipotina a cui faceva da “nonnasitter”.  La Signora Caia si fece spiegare il motivo di tanta curiosità e di tanta ricerca e dopo aver lungamente ascoltato rivelò alla nostra investigatrice provetta che un giorno di molti anni fa andò persa la scopa delle scale e lei usò senza pensarci due volte quella destinata alla pulizia della sala pranzo.
… ed ecco in poche parole svelarsi l’arcano mistero. Iniziò tutto da un “riparare ai danni” e finì con una trama da OSCAR.

Quando ne vale la PENNA!

Questa è una “storia” differente dalle altre. È una storia che non hai mai letto prima… C’era una volta Emma la penna che amava scrivere a tutte le ore. Scriveva, scriveva, scriveva senza sosta. Rita la matita, invidiosa di lei, cominciò a farle credere che non era capace, la derideva di continuo. Un giorno, allora, Emma si fermò a rileggere quanto scritto e… colpo di scena, per lei nulla aveva senso. Nessuna delle sue parole aveva un nesso con quella precedente. La povera Emma si rattristò tantissimo pensando che davvero di tutto quel lavoro non ne fosse affatto ”valsa la penna”.  Accadde così che un giorno in preda all’ira per la sua deludente esperienza, non ci pensò su due volte, prese le pagine e le gettò nell’immondizia. Poco dopo giunse il piccolo Jerry, proprietario sia di Emma che di Rita. Quel giorno decise di mettersi a giocare costruendo un fantastico pallone di carta, ma essendo molto sensibile al tema della raccolta differenziata ampliamente promosso a scuola, prese delle cartacce dall’immondizia e tra le tante anche quelle buttate poco prima dalla piccola Emma. Jerry si accorse che dentro la carta c’erano scritte diverse cose, tra cui una frase che spesso si ripeteva e cioè: «LA MATITA SI CANCELLA LA PENNA RESTA, LA MATITA SI CANCELLA LA PENNA RESTA». Erano parole che Emma aveva continuato a scrivere per non ascoltare Rita la matita mentre continuava ad insultarla. A quelle parole, Jerry cambiò programma, prese la penna e cominciò a disegnare e scoprì che era utilissimo farlo con una penna. Scelse allora, con tanto ingegno, qualche consiglio e tanta creatività, di portare il tutto sul digitale, divenendo fautore della famosissima App “APpenna! Emma si trasformò nella penna più nota del web e Jerry diventò il famoso “Jerry Giotto, che salvò la penna dal complotto”.

Sr. Cinzia con la collaborazione di sr. Roberta, sr. Deborah e sr. Giulia Apostoline


[1] (cfr. Articolo Orientarsi nell’era della post-verità, Giacomo Costa sj, Aggiornamenti Sociali, febbraio 2017, pp 93-100 sul Web https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/orientarsi-nell-era-della-post-verit/) 

[2] cfr. Libro di Christian Stocchi, Il lupo furbo e il cavallino bullo. Raccontare ai bambini i pericoli della rete attraverso le favole. Bur parenting Rizzoli, pagine 213 e 214.