26 Novembre 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Geremia (Dn 12,1-3)

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.


Piccolo, fragile, nascosto, nuovo, tenero, concreto, silenzioso… un germoglio lo si immagina così e con tanti altri aggettivi. La «parola di bene» (alla lettera) del Signore si realizzerà così, forte come una promessa che viene da Lui, nuova perché Lui fa nuove tutte le cose (Ap 21,5) e libera perché nessuno sa come diventerà o chi sarà questo germoglio.

Un annuncio straordinario quello che passa attraverso la penna di Geremia oggi per la casa di Israele, per la casa di Giuda e per la “casa” di ognuno di noi. Il Signore promette la salvezza e la vita, la realizzazione della sua giustizia. Ciò che sorprende, come solo le Parole che vengono da Dio sanno fare, è che tutto ciò si realizzerà con qualcosa di estremamente fragile come un germoglio. Il nostro pensiero va subito alla Promessa del Figlio che in questi giorni la liturgia ci farà aspettare. Dalla culla alla croce il suo trasformare la storia in silenzio, dal cuore delle cose, caratterizza la sua vita. Se il nostro Dio promette una novità che non si manifesta forte come il più imponente albero della foresta ma che si fa piccola e bisognosa di cura come un germoglio, anche noi possiamo guardare con occhi diversi alle nostre fragilità, come benedette dal Signore perché attraverso di esse passa la sua promessa di bene. In che modo? Prendendocene cura e soprattutto lasciando che la luce della libertà e della salvezza di Dio, in relazione con noi, vi entrino. 


Qôl/call

Solo grazie alla promessa di liberazione e salvezza del Signore che si realizza nella nostra vita, i nostri cuori non si appesantiscono (Lc 21,34) ma possiamo gustare la leggerezza che viene dal sentirci amati. Proviamo a lascia andare, oggi, ciò che ci appesantisce (una preoccupazione, un pensiero negativo…) e affidiamoci alla Novità di Dio.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it