22 Gennaio 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Giona (3,1-5.10 )

Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».
I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.


Le parole che Dio rivolge a Giona sono quelle tipiche di ogni vocazione profetica, in quanto Giona è un profeta di Dio chiamato a proclamare un suo messaggio nella grande città di Ninive.

L’inizio è poetico: la Parola del Signore fu per Giona (così è scritto nel testo originale). La Parola del Signore «è», innanzitutto, e al di là di noi. Sentiamo come questo sia vero nella nostra vita di tutti i giorni quando quelle parole lette cambiano le nostre prospettive e diventano parte di noi. Alla parola segue l’invito: «Alzati e va’!», cioè, fa sì che questa parola possa sprigionare la propria forza anche per gli altri. Tutto secondo la norma della chiamata a essere profeta, allora. Se non fosse per una frase inaspettata: «per la seconda volta». Tutto questo si ripete per la seconda volta, perché la prima volta la Parola del Signore fu rivolta a Giona ma Giona si alzò e se ne andò da un’altra parte (Gn 1). Giona è il profeta che vuole compiere la sua missione perché non è d’accordo con il modo di fare di Dio che si rivolge anche ai pagani. E allora fugge, si nasconde, si ribella e si lamenta. Giona è un po’ noi.
Per fortuna la Parola di Dio non si arrende: la radice dabar, che significa «parola» in ebraico, è presente tante volte nel testo a testimonianza di come Dio non si stanchi di parlare anche a chi gioca a fare il sordo. Giona ce la fa, come può, come sa, a volte fa stizzire Dio e noi che leggiamo, ma ce la fa a fare in modo, suo malgrado, che Ninive si converta. Anche noi possiamo farcela a rispondere alla chiamata a essere per tutti e non solo per noi stessi come un giorno hanno fatto anche Andrea e Simone, Giacomo e Giovanni (Mc 1, 14-20).
 


Qôl/call

«Secondo la parola del Signore»…che sia questo il criterio delle nostre azioni, Signore; che la nostra vita possa essere vissuta secondo la tua Parola che sempre perdona, costruisce, sana e… chiama!

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it