2 Luglio 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XIV Domenica del T.O.(ANNO B)
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Ezechièle (2,2-5)

In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».


Come per giocare a calcio o a un qualsiasi gioco occorre conoscerne le regole, così da subito Dio informa il profeta delle durissime condizioni che lo accompagneranno nella missione. Il profeta, da quando è chiamato, deve conoscere le “regole del gioco”, deve essere avvertito che ci saranno delle difficoltà. Dio non inganna mai chi chiama.
Aver a che fare con qualcuno che non ci ascolta già è difficile, figuriamoci quando a non ascoltare si tratta di un intero popolo. “Non c’è più sordo di chi non vuol sentire”, dice il proverbio. Ne farà presto esperienza il profeta Ezechiele, come anche lo stesso Gesù nella sinagoga di Nazareth (Mt 6,1-6). La ribellione, a questo punto della storia del popolo, è diventata un atto deliberato di allontanamento da Dio.
In particolare, qui a non essere ascoltato è l’annuncio che Ezechiele è chiamato a portare nella prima fase del suo ministero: il fatto, cioè, che la deportazione di Israele in Babilonia (iniziata nel 597 a.C.), non si sarebbe conclusa in fretta, anzi, avrebbe trascinato con sé molte, lunghe, dolorose conseguenze.
Allora viene spontaneo chiedersi: che senso ha questa vocazione? Perché buttare via la vita, il tempo, le energie, dietro a qualcuno che non vuole stare a sentire? A volte, spesso, anche la nostra missione provata dalla realtà quotidiana ci sembra tutt’altro che sensata…
Eppure, solo andando fino in fondo e consegnando tutte le parole di Dio che il profeta “ha mangiato” sentendole profondamente amare e dolci allo stesso tempo (Ez 2,8-3,3), si realizzerà pienamente la sua missione e gli occhi del popolo ribelle si apriranno. Forse deve emergere tutta la durezza del nostro cuore perché Dio possa operare davvero la nostra guarigione e vincere la partita. Forse ci vuole qualcuno che, con coraggio, ci rimanga accanto per ricordarcelo.


Qôl/call

Padre, consentimi di non perdere l’appartenenza a un popolo, alla tua famiglia, perché è dal di dentro che tu realizzi la salvezza per tutti in Gesù, Figlio tuo e fratello nostro.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it