28 Maggio 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della Solennità della Santissima Trinità (ANNO B) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del Deuteronomio (Dt 4,32-34.39-40)

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?
O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?
Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro.
Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».


Che differenza c’è tra memoria e nostalgia?
Le domande incalzanti di questo passo del Deuteronomio sono tutte finalizzate al ricordo delle «prove, segni e prodigi» che il Dio di Israele ha fatto per il popolo ma interrogare il passato può essere rischioso se non si hanno i piedi ben piantati nel presente.
La memoria che Israele è invitato a risvegliare è una memoria grata che possa far camminare con passo nuovo verso il futuro. L’espressione «medita nel tuo cuore» alla lettera è in ebraico «riporta al cuore»: «riportare» è un verbo di movimento e indica che il popolo può andare nel passato, recuperare ciò che di più bello il Signore ha compiuto e farlo rivivere nel presente come forza per «restare nel paese che il Signore gli dà». La memoria richiede custodia, ma non è un rifugio per non affrontare le sfide del presente. Questo testo del Deuteronomio ci insegna quanto sia necessario che il passato guardato con riconoscenza diventi una chiave di lettura per l’oggi. Come Israele, possiamo ringraziare se i nostri ricordi sono carichi di prodigi e di bene ricevuto, possiamo custodirli come un tesoro prezioso e tenerli dentro di noi perché diventino la nostra sicurezza per il presente. Per riprendere la domanda iniziale, la nostalgia è il «desiderio del ritorno» (dalla parola greca nostos), la memoria è la capacità di mantenere in vita ciò che è accaduto in passato.
La nostalgia ha il sapore della fuga dal presente rispetto alla memoria e può sì caricare di gratitudine la nostra vita ma può facilmente diventare l’unico nostro sguardo sul presente. Non è questo che il Deuteronomio oggi vuole dirci!


Qôl/call

Il popolo di Israele, nel momento in cui queste parole vengono scritte, vive il tempo dell’esilio, un tempo difficile, in cui è chiamato a ricordare il passato per sentire ancora forte la scelta e la presenza del Signore su di lui. Nel Vangelo, Gesù, nel momento in cui sta per lasciare fisicamente la Terra, può assicurare i discepoli che «sarà con loro (e con noi) tutti i giorni» (Mt 28,20) . Oggi faccio memoria del bene ricevuto nel passato per sentire come si rinnova nella mia vita la presenza del Signore accanto a me.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it