30 Luglio 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XVIII Domenica del T.O.(ANNO B)
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro dell’Èsodo (16,2-4.12-15)

In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”». La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo».

Che cos’è che ci fa andare avanti ogni giorno, che ha il potere di tenerci in vita? Nel nostro occidente ricco constatiamo, in diversi modi, che non ci basta solo il cibo, le attenzioni materiali… Abbiamo bisogno di qualcosa di più.
Il necessario per esistere come persone umane ce lo consegna la Liturgia di questa Domenica, e passa per due aspetti collegati: l’esperienza della mormorazione e quella della manna.
La mormorazione segna l’inizio del cammino nel deserto. Essa parte da una problematica reale senza risolverla; anzi, le mormorazioni rendono più faticoso il cammino di tutti. Tutto il tempo del deserto è un lungo tempo di prova, tempo opportuno per fare verità su ciò che muove effettivamente il cuore, sulle opzioni fondamentali che il popolo ha fatto: se si è scelto Dio o gli idoli. Si tratta di ricevere ogni giorno la possibilità di incontrarsi con un’idea di sé, della realtà, delle persone che ami, di Dio… che è la propria idea, ma che non corrisponde alla realtà. È appunto un idolo. E questo fa mormorare, lamentarsi, sospettare, andare in ansia. Il deserto serve per essere liberati dagli “assoluti” che non sono l’Assoluto.
La manna. Un’esperienza decisiva che lascerà il segno di generazione in generazione: il popolo scopre che nell’affidarsi a Dio, Dio effettivamente provvede! E a questa se ne aggiunge un’altra: riscoprire i beni come un dono, un segno che rivela e rinvia al Donatore. La manna che sfama il popolo per 40 anni, è scuola di fiducia e di perseveranza. A questa scuola il popolo impara che, se è importante la sopravvivenza biologica, ancor di più lo è quella legata alla vita eterna che si nutre di “quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,3). La manna, infatti, non cresce dalla terra ma discende dal cielo, compare dopo lo sciogliersi della rugiada mattutina facendola sembrare una nevicata nel deserto. Questa sostanza resinosa di sapore dolciastro, raccolta, setacciata e lavorata a formare focacce, è un cibo che non si conserva. Il mattino dopo diventa immangiabile. Solo per il sabato, giorno del riposo, se ne potrà conservare una doppia razione. Troppo simile alla Parola di Dio, la manna è il segno tangibile di quel “pane di ogni giorno”, “pane sostanziale, necessario per esistere” che chiediamo con fede nel Padre nostro. È il cibo sconosciuto, sempre nuovo, del rapporto con Gesù Pane di vita (Gv 6,24-35).
Il deserto dei giorni serve per cambiare mentalità e poter gustare e vivere al meglio la terra promessa, le relazioni, la Parola di Dio, come un Dono sostanziale.


Qôl/call

«Che cos’è?» (Mān hû?). Così nel testo si conserva il ricordo della sorpresa verso qualcosa di sconosciuto, che dà il nome alla manna (in ebr. man). Come nutriamo la nostra interiorità in questo tempo? Ci lasciamo sorprendere dal cibo sempre nuovo della Parola di Dio?

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it