19 Novembre 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XXXIV Domenica del T.O. – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo,
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Daniele (7,13-14)

Guardando nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Siamo nel contesto di giudizio del capitolo 7 del libro di Daniele. Il giudizio divino, espresso attraverso il linguaggio di un sogno angosciante fatto dal profeta, è contro 4 bestie che corrispondono ai quattro poteri imperiali che avevano dominato il mondo di quel tempo.
Intorno al II sec. a.C. comincia, infatti, a svilupparsi un modo nuovo di pensare e di leggere la storia, e l’agire di Dio in essa. Di fronte a un crescendo di male, di ingiustizia e dolore, si comprende che l’azione di Dio sulla storia sarà quella di far terminare “questa storia” per crearne una nuova con l’avvento del Suo regno (corrente apocalittica).
In un tempo di attesa dell’intervento di Dio che “fa nuove tutte le cose” (Cf Ap 21,5), ecco farsi largo, nel cielo, un personaggio chiamato “figlio dell’uomo”, sul quale si concentrano le attese di liberazione di tutti. Chi è costui? A una prima lettura, ci sembra un personaggio forte: riceve il potere, il regno, è obbedito da tutti, come una specie di super eroe.
Sicuramente il “figlio dell’uomo” è uno che riceve un grande potere “di attrazione”. Perché, essendo pienamente uomo, ci è simile e per questo ci attrae a sé. È un volto nel quale ciascuno si può ritrovare, rispecchiare, sentirsi – anche in cielo, nella nube cioè nello spazio di Dio e non dell’uomo, – a casa. Come in fisica e in chimica, spesso “il simile cerca, attrae, risuona con il simile”.
Dentro a una storia di miseria e di angoscia, di ingiustizia e di molte povertà, ciò che è dis-umano non trova posto in cielo, non rimarrà, perché gli è dis-simile. C’è posto, sì, per il potere di Dio che non distrugge ma cerca popoli, lingue, nazioni per ricondurli a sé, e li attrae attraverso i tratti umani del Figlio, gli unici veramente simili e capaci di risuonare con la realtà di Dio.


Qôl/call

Gesù, il crocifisso risorto, usava l’espressione “Figlio dell’uomo” per parlare di sé (anche se non in modo esplicito, ma sempre in terza persona). Il suo potere e la sua regalità sono quelli di donare la vita, in questo sta la soddisfazione piena dell’amore.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it