24 Settembre 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XXVI Domenica del T.O.
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro dei Numeri (11,25-29)

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».

Non fermare il dono di Dio e chiederlo per tutti, sono le due prospettive interessanti di questo brano.
Non si sono più fermati. Così San Girolamo nella Vulgata traduce la parte finale del versetto di Nm 11,25, che la CEI rende all’opposto: “non lo fecero più in seguito”. Emergono due sfumature del dono profetico: da una parte, quello della manifestazione straordinaria che non si ripete più; dall’altra l’inizio di una vita nuova perché il dono dello Spirito sgorga nel cuore e non si ferma, inizia una corsa, un dilagare prima di tutto in sé e anche fuori di sé, senza confini.
Sei tu geloso per me? Essere gelosi di qualcuno vuol dire essere coinvolti nella relazione con lui. La gelosia si annida nelle relazioni significative e intime, in quelle fraterne e di amicizia dove si mescola a un sentimento di esclusione e di rivalità. Anche nelle relazioni professionali si può sentire gelosia, legata al riconoscimento sociale e all’autorealizzazione. La proviamo, eccome, la gelosia ma spesso ce ne vergogniamo. A ben vedere, essa è davvero il più umano dei sentimenti che può essere stimolo all’azione o, al contrario, prigione della nostra insicurezza.
Mosè, maturo di giorni, sa leggere il dono dello Spirito del Signore che è stato dato a lui e condiviso – lo stesso Spirito! -, con i settanta anziani, come un segno della possibilità di diventare popolo profetico, il popolo messianico che sappia indicare la presenza di Dio nel quotidiano.“Fossero tutti profeti” è il desiderio commovente dell’uomo di Dio che non è geloso del dono ricevuto, ma che sogna i suoi fratelli talmente familiari con il Signore da saperlo riconoscere all’opera lì dove ciascuno vive e in ogni percorso di vita.


Qôl/call

Gioire per i doni degli altri è un bell’esercizio della mente e del cuore, stimolante profezia di collaborazione invece della scontata competizione che intossica il pensiero. Gesù dice con forza che se la tua mano, piede, occhio, non sono sintonizzati in questo progetto, occorre una disciplina dei sensi per essere liberi (Cf Mc 9,43-48): nella preghiera allenati alla consapevolezza, alla presa di distanza e alla gratitudine per quello che sei e che hai ricevuto in dono.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it