15 Ottobre 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Isiaia (Is 53,10-11)

 

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.


Questi due preziosi versetti di Isaia appartengono a uno dei quattro “canti del Servo del Signore” che rivelano le sofferenze di un personaggio misterioso in cui la tradizione cristiana ha riconosciuto poi Gesù: è attraverso questo e gli altri canti infatti che gli evangelisti hanno riletto la sua Passione.
La presenza di questo “servo” che offre se stesso a Dio, la sua vita, le sue sofferenze rivela una prospettiva totalmente nuova nella teologia dell’Antico Testamento precedente. La figura del servo irrompe, con la sua forza drammatica, nella storia di un popolo che fino ad allora non aveva mai creduto nel valore redentivo del sacrificio personale vissuto in profonda unione con Dio. La figura del servo sofferente sembra provenire dal silenzio della vita di tutti i giorni in cui l’israelita prima, e il cristiano poi, si confronta con la sofferenza e con la morte cercando di comprenderne un senso più profondo. Israele, a un certo punto della sua storia, dopo la sofferenza della distruzione straniera e dell’esilio, si è messo davanti al suo Dio per rileggere quanto vissuto e cercando spiegazioni. Il servo, allora, è colui che considera il mistero della sofferenza parte della vita, vivendo con fede le prove che inevitabilmente può avere davanti e credendo che esse portino frutto (il servo vedrà una discendenza) e che queste si possano vivere con amore e per amore.
Forse davanti a queste parole di Isaia si alternano volti sconosciuti o volti della vita quotidiana che descrivono ancora meglio di tante spiegazioni il senso di quello che oggi stiamo leggendo.


Qôl/call

“Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la vita” (Mc 10,45)… sulla strada del Signore che dà la vita camminano tanti testimoni che non si risparmiano in termini di rischio e sofferenze. Portiamo nella preghiera tutti coloro che, nella vita di tutti i giorni, sanno donarsi per amore.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it