5 Marzo 2021
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro dell’Esodo (20,1-17)

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».


«Non farai…», «Ricordati», «Non ti prostrerai»… queste parole riecheggiano dentro di noi per averle ascoltate, forse imparate e vissute. Le Dieci Parole, così la tradizione ebraica ce le ha consegnate, nascondono dietro ammonizioni e divieti, il volto di un Dio che ci vuole liberi. Il contesto in cui vengono pronunciate per Israele è il monte Sinai, il tempo è quello, per il popolo, del cammino nel deserto. In ordine: Israele è uscito dall’Egitto e in una notte di salvezza ha passato il mare, ora, durante il cammino verso la Terra Promessa, viene fermato ad aspettare, ad ascoltare.
L’uscita dalla «casa di schiavitù» (così il testo ebraico alla lettera al v.2), che era l’Egitto, è stata una rinascita per Israele che si è lasciato alle spalle anni di sottomissione al faraone. Passando il mare, come uscendo da un utero materno, Israele “ha visto la luce” data dalla possibilità di essere di nuovo soggetto attivo della propria vita e di sentirsi per la prima volta popolo.
Dopo questo è pronto, finalmente, a ricevere il dono delle 10 Parole che disegnano i tratti della nuova relazione con Dio e con il prossimo, all’insegna dell’amore e della libertà. Israele non può correre il rischio di cercare in Dio un altro faraone e nel prossimo un nemico da combattere, per questo il Signore, in prima persona, indica la strada da seguire per non ricadere nella schiavitù: ricordarsi che il Signore è uno, che è il Salvatore, ricordarsi del «sabato» come giorno per vivere per ciò che veramente è importante… vedere nel prossimo un fratello.


Qôl/call

«Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo» (Gv 2,25)… Signore Gesù, che conosci cosa c’è nell’uomo, aiutaci ad avere un cuore libero per amare e lasciarci amare. Tu che vivi la libertà della relazione con il Padre insegnaci a ricordare le sue Parole.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it