17 Giugno 2022
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della Solennità SS. Corpo e Sangue di Cristo ANNO C,
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro della Gènesi (14,18-20)

In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.

Chissà come sarà stato sorpreso Abram vedendo il gesto di accoglienza e ascoltando le parole di benedizione pronunciate per lui dal sacerdote e re Melchisedek!
Abram ha appena riportato una vittoria significativa sui grandi Re del Nord che avevano invaso i piccoli regni della Palestina catturando anche Lot, nipote di Abram residente a Sodoma con tutta la sua famiglia.
Abram si lancia, senza pensarci due volte, in una generosa e sproporzionata campagna militare, che era piuttosto una rincorsa per riprendersi il parente e i suoi beni.
Melchisedek, questo sconosciuto straniero autorevole e un po’ misterioso, irrompe nella narrazione subito dopo che Abram è riuscito a salvare Lot. Melchisedek “fa uscire” (alla lettera) pane e vino come segno di accoglienza verso Abram e accompagna questi umili doni del creato con parole di benedizione che sono una rivelazione per Abram.
Può un’offerta di “pane e vino” unita alla benedizione del Dio altissimo, aiutarci a gustare il senso del gesto di Abram? Egli è stato molto generoso con Lot sia, in passato, nella possibilità che egli scegliesse per primo la terra migliore dove risiedere (Cf Gen 13) che, adesso, nel mettere a rischio la sua stessa vita per salvarlo. Ed è qui che Dio si fa riconoscere da Abram con il dono del pane e del vino portato da uno straniero.
Abram comprende che il Dio che gli ha parlato facendolo uscire dalla sua terra per renderlo “benedizione” (Gen 12,1-3) è il Dio altissimo “possessore” di cielo e terra (letteralmente),  che si riconosce nei gesti di sproporzionata generosità che tanto Gli somigliano. Come l’Eucarestia, dono sproporzionato d’amore per eccellenza che si rinnova per noi.


Qôl/call

5 pani e 2 pesci. “Che cos’è questo per tanta gente?” (Gv 6,9; Cf Lc 9,11-17). Che cos’è l’esperienza della fede se non una sproporzione tra terra e Cielo, tra quello che siamo e quello che Dio può compiere con la sua benedizione partendo dal poco che c’è?
Cosa posso mettere a disposizione del Signore, oggi, di quel che c’è in me?

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it