27 Maggio 2022
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Commento alla Prima Lettura della Solennità dell’ASCENSIONE (ANNO C) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».


L’inizio del libro degli Atti apre e continua il tempo della Chiesa iniziato con la venuta di Gesù. Ogni inizio richiede parole pensate, interiorizzate, vissute. Luca sceglie con cura ciò che vuole dire e fa partire il proprio racconto dal passato immediato: un accenno alla passione e alla morte e alla Risurrezione, fulcro della fede in Gesù, poi condivide i ricordi più intimi.
Riferisce di un dialogo avvenuto a tavola, dopo la Risurrezione di Gesù, fra questi e i suoi discepoli. Gesù promette il dono dello Spirito ed essi danno voce alla domanda che scalpita dentro di loro: “È finalmente questo il tempo del Regno evidente, vittorioso, glorioso? Sarai finalmente riconosciuto da tutti?”. Sì, perché “il tempo nuovo della Chiesa” i discepoli, e forse noi, ce lo aspettiamo così! Forte.

Invece Gesù, per l’ennesima volta dà una risposta che spiazza. Non spetta a noi conoscere né il «Chronos (il tempo), né il Kairós (i momenti)» (cfr. At 1,7). Il chronos è il tempo quotidiano, la vita di tutti i giorni che scorre, che è fatta di tanti kairós, cioè di momenti precisi, di occasioni in cui sentiamo forte la pienezza della vita che ci viene donata.
Il cammino della Chiesa è fatto di un tempo lungo fatto di tanti momenti di grazia in cui ci accorgiamo che Dio volge il suo sguardo su di noi. E tutto, la vita quotidiana, e quelle cose uniche che la rendono bella, sono di Dio, dice Gesù.
A noi sta accorgercene, ringraziare, accogliere i giorni più duri e non “rimanere a guardare il cielo” dimenticandoci della vita sulla Terra fatta di chronos che sempre può diventare kairós.


Qôl/call

La gioia che ci dona la tua presenza, Signore (Lc 24,53), ci renda forti nei momenti di solitudine e di sconforto, perché il chronos della nostra quotidianità possa sempre diventare kairós. Qual è la gioia più grande che ho ricevuto in questo tempo?

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it