4 Marzo 2022
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Commento alla prima Lettura della I DOMENICA Di QUARESIMA (ANNO C) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del Deuteronomio (Dt 26,4-10)

Mosè parlò al popolo e disse:
 «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Araméo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio».


Siamo alle porte della Terra Promessa e prima di entrare, dopo essere sfuggiti all’Egitto, il grande oppressore, il popolo di Israele riceve da Mosè delle indicazioni, in questo caso di ordine cultuale, per quando Israele abiterà la terra “dove scorrono latte e miele” (Es 3,8).  Il sacerdote, mediatore per Dio, deve accogliere dalle mani e dal cuore di Israele due cose importantissime: le primizie e la storia.
Le primizie sono il segno della fede perché nel momento in cui spuntano non sai se seguiranno altri frutti. Sono il segno della giovinezza e della fecondità della terra, sono la fine dell’attesa e della speranza di chiunque ha lavorato duramente per ottenerle. Ma soprattutto sono un dono, per questo si “restituiscono” al Signore che ha donato la terra e si condividono nella fiducia che non saranno gli unici frutti.
Davanti al volto di Dio però, dice Mosè, non si deporrà solo il raccolto, ma anche il ricordo di quello che è avvenuto al tempo dei padri. «Cos’è un popolo senza la sua storia?» sembra suggerirci oggi il Deuteronomio. Ed è intorno alla propria storia di liberazione che bisogna stringersi e unirsi riaffidandola al Signore che è il Dio della storia di ciascuno. Tra le parole che pronuncerai davanti a Dio, dice Mosè, scegli quelle del passato perché illumini il tuo presente. Non dimenticare, dice il Deuteronomio, che il Signore che ti ha liberato una volta continuerà a essere il “tuo Dio” (Dt 26,10), il Dio “di te”, il Dio “per te”. A lui, così, renderai culto (cfr. Lc 4,8; Dt 6,13).


Qôl/call

Signore, Te solo adoreremo in questo tempo di Quaresima segnato dall’assenza di pace. Rimani con noi e con chi soffre come forza nella prova. Signore, Giusto e Misericordioso, allontana il male dalla nostra storia, che è Tua oltre che nostra, perché in essa siano scritte pagine nuove di pace e di unità.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it