22 Aprile 2022
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia ANNO C,
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Foto: Marc Chagall, Fête au Village, 1969

Dagli Atti degli Apostoli (5,12-16)

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.

Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.

Al popolo di Dio si è aggiunti. Con la risurrezione di Gesù non si viene a creare un popolo di credenti che ne sostituisca un altro; siamo, invece, resi unico popolo grazie al sangue di Cristo.
“Venivano aggiunti”. Questo verbo negli Atti degli Apostoli è al passivo oppure, se all’attivo, ha come soggetto esplicito il Signore, segno che quella di “aggiungere” è azione di Dio, opera dello Spirito Santo che forma la Chiesa a partire dal cuore di ogni persona, uomo e donna, che crede. Non si tratta di una questione numerica, per essere in tanti e, quindi, importanti. Il Signore “aggiunge” perché così agisce Dio, che non viene meno alle sue Promesse portandole al massimo delle potenzialità di vita per chi crede in lui, ieri e oggi, attraverso il cammino della storia.
Inarrestabile soffio di vita, lo Spirito del Risorto non si può controllare! Non si possono mettere recinti o muri perché sono abbattuti: “Cristo è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia” (Ef 2,14).
Si apre un orizzonte impensabile! È consegnato a ciascuno uno spazio nuovo, quello dell’altro che condivide la stessa fede, la stessa speranza e la stessa concreta carità. È uno spazio creativo, perché se ci sono dei nuovi arrivati, ci saranno inevitabilmente nuove questioni da affrontare, nuovi linguaggi e culture per esprimere il Vangelo, nuovi punti di vista con cui incontrarsi, sintonizzarsi, scontrarsi, riconciliarsi. La Chiesa nasce così.
In questo periodo di nuove accoglienze, siamo chiamati a vivere la stessa esperienza.
La Divina Misericordia “ci ha aggiunto” come fratelli, affidandoci un annuncio scomodo in tempi di guerra: che, cioè, la ricchezza reciproca può essere scoperta, riscoperta, esplorata, rispettata e diventare cammino concreto e quotidiano, fatto di segni e parole che guariscono, delle quali ciascuno, se vuole, può farsi portatore.


Qôl/call

“Pace a voi!” (Gv 20,19-31). La Pace è consegna e responsabilità, missione personale e comunitaria. Siamo costruttori di pace partendo da uno sguardo di fede verso le realtà in cui siamo, per accorgerci di quello che già c’è e che il Signore aggiunge e non ci fa mancare attraverso la presenza del fratello.
Donaci, Signore, di guardarci gli uni gli altri con occhi di fede!

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it