12 Maggio 2022
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Commento alla Prima Lettura della V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dagli Atti degli Apostoli (14,21b-27)

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.


Listra, Iconio, Antiochia… sono città appartenenti a un mondo di cui sentiamo parlare solo attraverso i libri antichi, o, appunto, le storie evangeliche, eppure sono luoghi che richiamano una vita passata, ma pur sempre presente, ricordano eventi e persone.
Se potessimo avere davanti una cartina ci accorgeremmo, oggi, di un fatto strano. Paolo è a Derbe, città in cui si è rifugiato dopo essere stato lapidato da alcuni giudei contrari alla sua predicazione nel nome di Gesù (At 14,20). Da Derbe deve far rientro, insieme a Barnaba, a Antiochia di Siria, una metropoli importantissima sul mare, un centro propulsore di culture diverse dove Paolo trova la possibilità di un’evangelizzazione a tutto tondo, a giudei e pagani. Però, invece di andare avanti verso Tarso e raggiungere il prima possibile Antiochia, via terra, Paolo sceglie la via più lunga tornando indietro. Paolo «fece ritorno» a Listra, Iconio e Antiochia dicono gli Atti (At 14,21) compiendo all’inverso il viaggio di andata solo per poter tornare nelle comunità cristiane appena nate dopo la sua evangelizzazione.
Come non tornare a Listra dove era stato scambiato insieme a Barnaba per una divinità perché aveva fatto camminare «un uomo incapace di reggersi in piedi» (At 14,8)? Sono le sue stesse comunità ad essere incapaci di “reggersi in piedi” nella fede e allora la misura della fatica di compiere una strada più lunga non conta più perché la misura è quella dell’amore per Gesù e per coloro che hanno deciso di seguirlo.
Chissà che questa geografia non abbia da dire qualcosa anche a noi su come sia importante a volte “fare marcia indietro” e assicurarsi che l’altro stia bene, che le incomprensioni siano sanate. Non occorre arrivare ai propri obiettivi, persino evangelici, se abbiamo perso per strada qualcuno.


Qôl/call

Che ci riconoscano come tuoi amici, Signore, dall’esserci amati reciprocamente (cfr. Gv13, 35). Rendici forti e coraggiosi per amare i nostri nemici e dare la vita per i nostri amici e, se necessario, per tornare sui nostri passi perché sia sempre più «aperta la porta» (cfr. At 14,27) a tutti coloro che vorrai metterci vicino.

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it