25 Febbraio 2022
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della VIII Domenica del T.O. ANNO C,
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del Siràcide (27,5-8)

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.
I vasi del ceramista li mette a prova la fornace,
così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.
Il frutto dimostra come è coltivato l’albero,
così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.

Siracide ci regala una massima di saggezza che chiama in causa la capacità di discernimento: “Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini”.
Sembra proprio centrale, in questo nostro tempo, la necessità di tornare a distinguere ciò che è autentico, prezioso e per cui vale la pena spendere parole, dal resto che è davvero in più.
Quello che realmente pensiamo, diventa il contenuto delle nostre parole, perché le parole rivelano il pensiero e il pensiero ha bisogno delle parole per diventare concreto.

Pensiero e parola, desiderio e aspirazioni, sono le caratteristiche originarie e specifiche dell’essere umano. La Bibbia, già dalle sue prime pagine nel libro della Genesi, descrive questo specifico umano chiamandolo “soffio”, in ebraico neshamàh, un termine usato specificamente quando Dio crea il genere umano (cf Gen 2,7). Questo soffio unisce particolarmente l’uomo a Dio, rendendo possibile il dialogo e il “fare storia” con Lui, portando avanti il compito di custodire e coltivare il creato, le relazioni, ecc. Ciò che Dio ha soffiato, però, il genere umano lo può usare come semplice “soffio” (nefesh), che è il respiro in comune con gli animali.

E qui torniamo al testo di Siracide (successivo a Genesi e di grande saggezza pratica), che in definitiva insegna oggi a tutti quelli che l’ascoltano che ogni volta che noi esseri capaci di pensiero, parola, desiderio, progettualità…, sminuiamo le nostre capacità – affidandoci a pensieri di poco peso, a giri di parole, oppure strutturandoci su ragionamenti chiusi, che costruiscono muri e creano divisioni e inutili tensioni -, significa che stiamo usando il soffio dell’unicità solo come semplice respiro, fiato, sequenza sgrammaticata e stonata di suoni che si perde nell’etere.


Qôl/call

La parola rivela “l’inclinazione del cuore” (Cf Lc 6,39-45), è banco di prova dove ci si gioca credibilità e chiarezza di rapporti. Saggiare, testare se è autentico il proprio modo di pensare, per  ritrovare fiducia e forza nelle parole da dire, è il segreto di una vita beata, felice.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it