24 Giugno 2022
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Commento alla Prima Lettura della XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal primo libro dei Re (1Re 19,16b.19-21)

In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.


Il passaggio dai racconti che riguardano solo Elia, grandissimo profeta di Israele, a quelli in cui comparirà anche il suo successore Eliseo è, nel brano di oggi, descritto con poche parole e gesti misteriosi.
Elia riceve l’incarico di ungere il giovane Eliseo (1Re 19,16) ma, al momento di farlo, preferisce gettargli addosso il suo mantello. Il mantello per Elia rappresenta quasi un prolungamento di se stesso: gli era servito per coprirsi il volto quando il Signore si era manifestato a lui con una «voce di silenzio leggero» (1Re 18,13); lo userà per compiere prodigi quando dividerà le acque del Giordano (2Re 2,8); sarà raccolto da Eliseo come un’eredità, dopo che Elia è stato rapito in cielo (2 Re 2,13-14). Il valore simbolico è chiaro, a tal punto che Eliseo coglie subito che deve seguire il Signore, tramite Elia, e lasciare tutto.
A questo punto c’è anche, però, un secondo gesto non richiesto. Al momento di seguire Elia, il giovane, che stava arando, non solo va a baciare i suoi genitori, come comprensibile, ma brucia il giogo (l’attrezzo del lavoro) e prepara da mangiare per le persone a lui vicine, dà, cioè, una sorta di festa di saluto sacrificando quello che fino a quel momento ha rappresentato la sua quotidianità.
L’inizio della storia di Eliseo, nel libro dei Re, dimostra come l’amore per Dio che chiama a una vita di sequela esclusiva, porti a fare di più di quello che servirebbe.
Nell’amore bisogna “esagerare”, lo dice anche Gesù nel Vangelo di oggi (Lc 9,51-62), presentando una sequela esigente.
Gesti non richiesti, come quelli di Elia e Eliseo, parlano di una passione per il Regno di Dio in cui si ha voglia di fare qualcosa che non necessariamente serve ma che, silenziosamente, dice tanto del proprio modo di vivere l’amore che, è fatto, tante volte, di “gesti in più” che non servirebbero ma sono fondamentali per chi ama e per chi è amato.


Qôl/call

Quali gesti ho ricevuto e ho compiuto per amore che non rispondono solo alla logica dell’utilità?

sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it