8 Luglio 2022
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Commento alla Prima Lettura della XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del Deuteronòmio (30,10-14)

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».


Mosè è l’amico con cui Dio parla faccia a faccia (Es 33,11), ha portato su di sé il peso del cammino del popolo nel deserto dopo il passaggio del Mar Rosso e ora, prossimo alla morte, ha urgenza di comunicare al popolo. Il tono è accorato, sono le ultime parole che comunicherà a Israele da parte di Dio. Lui, che ha fatto esperienza delle Parole di Dio diventate Legge di vita, qui rassicura gli Israeliti su quanto queste siano vicine. E lo dice così: «Questo comando non è troppo grandioso (v.11 alla lettera) per te».
L’aggettivo che Mosè usa si riferisce a tutte le cose che è in grado di operare solo Dio, che sono meravigliose, imprevedibili, stupefacenti e lontane dalla capacità dell’uomo. Per esempio è straordinario far partorire una donna sterile, come Sara, moglie di Abramo (cfr. Gen 18,14) cosa che può riuscire solo al Signore, o trasformare un tempo di morte in un tempo di vita (cf. Zc 8,6) e cose tanto fuori dalla portata dell’uomo da essere esclusiva prerogativa divina.

E qui sta la sorpresa di questo testo. La parola di un Dio così straordinario, operatore di prodigi, tuttavia non è fuori dalla portata dell’uomo perché Egli stesso non l’ha nascosta tra le stelle del firmamento ma l’ha posta sulla bocca perché possiamo, allora come oggi, comunicarla e persino “mangiarla”, immagine metaforica che usa per esempio il profeta Ezechiele oltre che il Deuteronomio stesso (cfr. Dt 8,3/ Ez 2-3). Non l’ha posta negli abissi del mare ma nel profondo del cuore perché possiamo “farla”, metterla in pratica, trasformarla in gesti concreti (cfr. Lc 10).

Possiamo allora imparare da Israele che sapeva lasciare a Dio il suo spazio di grandezza sentendo che c’erano cose di cui non voleva e non poteva dirigere il corso, cose da Dio, insomma, e nello stesso tempo, sentiva che a lui, popolo più piccolo di tutti, era stata affidata l’opera di Dio più straordinaria: la sua Parola.


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sr. M. Francesca 
frasca.mfrancesca@apostoline.it