12 Agosto 2022
- Suore Apostoline, Spazio Bibbia, Bereshit

Commento alla prima Lettura della XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C,
a cura di M.Francesca e Letizia ap

Dal libro del profeta Geremìa (38,4-6.8-10)

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

“Geremia sprofondò nel fango”. Dal basso di questa condizione, che il Profeta condivide col suo popolo, siamo invitati a celebrare la vita risorta in questa Domenica. Sembra un controsenso, ma solo apparente.
Siamo a Gerusalemme, alle battute finali della di lei conquista da parte dei Babilonesi. La città è sotto assedio, la fine è vicina. Ma, nonostante questo, non si vuole prendere atto della realtà. Dio non salverà il popolo dall’esperienza della distruzione e dell’esilio! Geremia l’ha capito da tempo e questo cerca incessantemente di dire al re a alla sua corte.
Sedecia, il re insicuro e succube dei prìncipi di Gerusalemme, non sa scegliere quello che è meglio fare e continua ad usare il Profeta come “strumento magico” di consultazione.
Ormai, più che il messaggio di Geremia, conta la sua testimonianza di vita: un uomo che per la fedeltà a Dio e alla sua Parola, che egli sente bruciare nelle ossa senza possibilità di difendersi da essa (Ger 20,9), si ritrova nel punto più basso del palazzo, che simbolicamente è il punto più basso raggiunto da Israele nella sua storia. Il fango di una cisterna.
“Vivere l’esperienza della resa non è un male, vivere il fallimento e le macerie fa parte della vita. Concediti di stare con le tue macerie, se scappi sempre da esse e non ne prendi atto, se non lasci che Dio faccia verità e vada fino in fondo, non crescerai mai e non sarai mai davvero libero”. Questo il messaggio, tremendo e liberante, di Geremia.


Qôl/call

Signore Gesù, che ardi dal desiderio di portare in noi la Parola di verità e di libertà (Lc 12,49-53), aiutaci nelle nostre “rese” alla vita a trovare la strada del ritorno, ad ammettere gli errori commessi e accogliere il tuo perdono.

sr. Letizia 
molesti.l@apostoline.it