“Farmaci” salvavita. Contro ogni paura

di Laura Capantini – psicologa

Sessione straordinaria. Non posso perdere questo appello. Sono trascorsi otto mesi dall’ultimo esame… è la terza volta che ci provo con questo esame. Ho studiato tutto, anche le note. Devo sedermi, almeno sedermi davanti al professore. Poi potrei farcela. Sudo. Mi batte il cuore all’impazzata. Non respiro… Un ronzio mi riempie la testa. Non vedo più niente… non ce la faccio, non ce la faccio nemmeno questa volta… Marco invece non esce di camera da tre mesi. Notte e giorno davanti allo schermo del computer. Lo chiamano hikikomori e non si tratta di un pokemon di nuova generazione, ma di un fenomeno in espansione che riguarda oltre trentamila giovani in Italia. Che cosa accade nelle nostre scuole? Nelle nostre case? Secondo le più recenti statistiche assistiamo ad un aumento esponenziale negli accessi al pronto soccorso da parte di adolescenti e giovani per disturbi di ansia e di panico. Ugualmente sono raddoppiati i ricoveri ospedalieri o in strutture dedicate per diagnosi psichiatrica.
Segno di una maggior sensibilità alla valutazione di questo tipo di disturbi, ma anche di un crescente dilagare del malessere della mente, della psiche, di un male dell’anima, per il quale secondo l’OMS nel 2020 sarà la patologia medica più diffusa a livello mondiale. Secondo i recenti contributi del convegno “Supereroi fragili – adolescenti oggi tra disagi e opportunità”, promosso a Rimini dal Centro Studi Erickson, tra i motivi che contribuiscono a questa situazione possiamo riconoscere i ritmi estremamente accelerati che caratterizzano lo stile di vita delle nostre famiglie: adulti sempre affannati e stressati da una tabella di marcia frenetica, che non prevede soste, imprevisti, che non corrisponde ai tempi della mente, della natura, della vita e della morte, ma accumula, quasi ossessivamente e serialmente, prestazioni corrispondenti a obiettivi e impegni più o meno necessari o irrinunciabili. Una vita strutturata in una sorta di copione “finché”: finché non avrò concluso questo lavoro, non avrò raggiunto questo traguardo, non avrò superato questo periodo, non potrò fermarmi, riposarmi, dedicarmi a ciò che, certo, sarebbe vitale, ma adesso devo tralasciare.
E così di settimana in settimana, di stagione in stagione, ciò che viene trascurato sono essenzialmente le relazioni, gli incontri, le conversazioni, la dimensione spirituale. L’ipercompetizione e il confronto assillante con miti irraggiungibili attanaglia adulti e giovani, con effetti travolgenti in particolare sugli adolescenti, che si trovano costantemente tesi tra promesse di onnipotenza e vissuto desolante di impotenza.

La ricerca di esperienze si sposta dal mondo reale a quello digitale, dalla dimensione della compagnia a quella della solitudine e si ripiega sul corpo come ultimo campo franco accessibile su cui sperimentare il senso della propria potenza ed efficacia. La ricerca di sensazioni confonde i margini di rischio e induce paradossalmente a forme sempre più aberranti di autolesionismo, a scelte di ritiro, a sentimenti di abbandono, pigrizia, disinteresse. In questa cornice, peraltro estremamente fluida, il consumo di alcol e droghe, che coinvolge trasversalmente gruppi sociali diversi, scivola dalla funzione di sballo a quella di farmaco curativo della propria tristezza e della propria ansia di vivere. Abitudini di assunzione ampie e svariate, mimetiche, sempre più socialmente accettate e capillarmente diffuse strutturano forme di abuso e scorciatoie mentali che inseguono finalità ora anestetizzanti ora attivanti, e realizzano poi circoli viziosi di incremento dei disturbi d’ansia, di quelli depressivi, alessitimici (mancanza di parole), maniacali, fino a condurre a veri e propri fenomeni psicotici.
Quale alternativa a tali derive? Esperienze di contatto immediato, di cura e servizio con la natura, gli altri e se stessi; di spiritualità profonda e religiosità; percorsi di educazione alla bellezza, all’attenzione, al sogno, esercizi di rafforzamento della volontà, in un tempo disteso, che corrisponda al respiro della vita, che ripara le fratture, che sopporta le assenze e le perdite, che sostiene la fatica e assapora la felicità possono costituire efficaci antidoti, veri farmaci per la vulnerabilità di ogni esistenza. Lo sviluppo di life skills che consentano di affrontare la realtà della vita, senza video di youtube o applicazioni smart, nella sua componente di desiderio e progetto, ma anche di ferita e dolore. Un dolore da scoprire e imparare a trattare con tenerezza e curare con la compagnia attenta degli altri, agganciati sempre e comunque alla speranza, così come ci ricordano le parole di Papa Francesco ai giovani: «Dobbiamo perseverare sulla strada dei sogni. (…) I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta. (…) Non bisogna bloccarsi per insicurezza, non bisogna avere paura di rischiare e di commettere errori. (…) Anche se sbagli, potrai sempre rialzare la testa e ricominciare, perché nessuno ha il diritto di rubarti la speranza» (Christus Vivit, 142).

(da SE VUOI 4/2019)