CAST TECNICO

Titolo originale: A Family Man

regia: Mark williams

sceneggiatura: Bill dubuque

scenografia: R. Board, C. cardenas

fotografia: Shelly Johnson

montaggio: Thom Noble

musiche: Mark Isham

durata: 108’

genere: drammatico

nazione: Canada, USA

distribuzione Italia: Eagle Pictures

anno di uscita: giugno 201

CAST ARTISTICO

Gerard Butler: Dane Jensen, il padre

Gretchen Mol: Elise Jensen, la madre

Max Jenkins: Ryan Jensen, il figlio

Willem Dafoe: Ed Blackridge, il capo

Alison Brie: Lynn Vogel, concorrente di dane

Alfred Molina: ingegnere disoccupato

Anupam Kher: dr. Savraj Singh

Kathleen Munroe: Toni

Dwain Murphy: Antoine, l’infermiere

 

QUANDO UN PADRE

Dane Jensen (Gerard Butler) lavora in un’azienda di “cacciatori di teste”: un’agenzia di collocamento privata dove non si bada ai colpi bassi pur di tenere alto il fatturato, ingannare la concorrenza, strappare una commissione. Passare minimo dieci ore in ufficio e rubare alla famiglia buona parte del tempo restante per stare attaccato al telefono… è il prezzo per garantire ai cari un alto tenore di vita. Ma questo è anche il motivo di continue tensioni con la moglie che gli rimprovera assenza e disattenzione. Ha 3 figli piccoli e, pur amando molto la moglie e i bambini, non riesce più a metterli al primo posto nelle sue priorità, perdendosi molti momenti importanti. Finché un giorno… il figlio maggiore, Ryan, di 10 anni, si ammala gravemente di leucemia. Dane è costretto a rivedere la sua scala di valori e questo lo porta a un grosso e brusco cambiamento di vita. Dane si ritrova a fare i conti con se stesso e le sue emozioni, attraverso anche il dolore e l’emotività del piccolo Ryan, che è un bambino estremamente sensibile. Lui sogna di dipingere grattacieli, ma non di costruirli: è un piccolo grande idealista, e con la forza della sua prorompente ingenuità trascinerà anche il padre, inizialmente riluttante, nel suo mondo fatto di sogni, colori e architetture meravigliose, come quelle dei grattacieli più belli di Chicago. Insieme al padre andrà così a visitare i grattacieli della città in cui vive: un viaggio terapeutico per Ryan e per suo padre. Il primo ne riceverà energia per continuare a sognare e vincere la malattia; il secondo imparerà a prendersi cura del figlio e, per la prima volta, ad agire senza la preoccupazione di trarne a tutti i costi un profitto.

Il film presenta in modo molto delicato anche il faticoso passaggio di Dane che va dal “chi sono ora” al “che tipo di persona voglio essere?”: passaggio necessario per riqualificare la propria dignità di padre e di uomo; per dare un nuovo inizio alla vita di coppia e al lavoro; per ristabilire le relazioni e iniziare a “pensare” a Dio. Anche noi possiamo farci la stessa domanda: “Chi voglio essere?”. Proprio qui infatti, si muovono le scelte e il nostro modo di agire nel mondo del lavoro, delle amicizie, della risposta a una particolare vocazione. La vicenda del film si snoderà attraverso gli ostacoli posti dalla malattia del piccolo Ryan. Ma è proprio la sofferenza che spingerà il padre a trasformare le situazioni sfavorevoli e dolorose in opportunità, che lo renderanno una persona migliore, capace di far trasparire un po’ di bene proprio là dove non c’è mai stato.

In conclusione, un film da vedere che alla fine ti fa star bene. Il leitmotiv della vicenda è sintetizzato in una frase citata dal piccolo Ryan: “non fate piccoli progetti, perché non hanno la magia di scaldare il cuore degli uomini”. In altre parole: pensate sempre alla grande, non ve ne pentirete! Un sogno per essere tale deve spingere a guardare avanti, a costruire futuro e saper “scaldare” il cuore della gente. Il sogno diventa realtà. La realtà un mondo vivibile per tutti; e il mondo, il luogo dove lasciare l’impronta di tutto il BENE che avremo saputo dare.

(in SE VUOI 5/2017)