… la firma di Dio “c’è”!

Nome: TEO (matteo) Torricelli Città: Omate di Agrate Brianza Età: 38 anni Professione: insegnante – mail: mteo.06@gmail.com Vocazione: laico consacrato dell’ISTITUTO SAN GABRIELE ARCANGELO – della Famiglia Paolina

La prima volta che ho sentito parlare dei Laici Consacrati non ci ho capito molto. Forse perché avevo circa 16 anni, o forse perché non mi interessava. Ora a distanza di anni ci sono dentro. Raccontarvi come sono arrivato qui sarebbe troppo lungo (il cammino di discernimento tra soste, accelerazioni e rallentamenti, deviazioni e un’inversione di marcia è durato circa 10 anni, e io ho a disposizione solo 4200 battute, spazi compresi!), allora ho deciso che inizio col dirvi chi sono adesso. Mi chiamo Matteo, ma tutti mi chiamano Teo, ho 38 anni e sono un insegnante di italiano a stranieri. Ho studiato lingue e letterature straniere, e lì ho scoperto la mia passione per il linguaggio umano, per la didattica e per la lingua di Dante. Così ho deciso di fare di questa passione il mio lavoro. Dopo aver lavorato una decina d’anni in scuole di lingue e aziende, facendo corsi in giro per la Brianza, ora insegno principalmente al Seminario Teologico Internazionale del PIME a Monza, vicino a casa. Bene, se vi state chiedendo perché tutta questa introduzione sul lavoro che faccio, è presto detto: a un certo punto della mia vita, è stato importante scoprire che insegnare italiano a stranieri non era ciò che volevo fare, ma ciò che VOLEVO ESSERE; non era solo un modo per portare a casa qualche euro, ma era una scelta sostanziale, nonostante la precarietà di questo tipo di lavoro; non era solo un modo di occupare il tempo, ma una vocazione.

No, non fraintendetemi: il lavoro non è la mia vocazione, ma fa parte di essa e la caratterizza. Dio non mi ha chiesto di fare l’insegnante, mi ha suggerito di amarlo e di amare il prossimo, come del resto fa con tutti. Sapete cosa mi piace dell’amore di Dio? Il fatto che si trovi anche nelle piccole e nascoste cose quotidiane, e non per questo non ha valore. al contrario, l’amore di Dio rende santa e straordinaria l’ordinarietà. Ad arrivare a questa scoperta mi ha aiutato molto fare l’educatore e l’animatore nell’oratorio della mia parrocchia – che frequento praticamente da quando sono nato – e osservare la mia famiglia e i miei amici: esempi di quotidiana dedizione alle cose e alle persone che si amano. Mi ha aiutato il desiderio di cercare il bello nelle persone, scoprendo che in ogni persona e in ogni relazione, tanto la più semplice quanto la più complessa, Dio ha lasciato la sua firma d’autore. Magari è nascosta ai nostri occhi, o forse abbiamo solo bisogno di allenamento per scorgerla, ma la firma di Dio c’è.

È semplicemente bello scovare Dio nelle persone! Da questo punto di vista il mio lavoro è molto stimolante, perché la sfida consiste nel trovare Dio in chi è molto diverso da me: sono quotidianamente a contatto con persone di culture differenti dalla mia e tra loro. Facciamo fatica a capirci, non solo a causa della lingua. anche perché i nostri occhi leggono la realtà in modo disuguale. Per non parlare di quanto e come gesticolo: al di fuori dell’Italia i nostri gesti non hanno significato, e questo da una parte aumenta l’incomprensione, dall’altra stupisce i miei studenti che dopo qualche giorno si cimentano in disastrose imitazioni del loro insegnante.

Tutta questa ordinarietà, tutto questo Dio nell’ordinarietà e la sfida di voler continuare a cercare la Sua bellezza, qualche anno fa hanno suscitato in me un forte desiderio di risposta al Suo amore che vedevo ovunque. Risposta che ha assunto una forma di vita particolare: la consacrazione laicale, cioè la professione dei voti pur continuando a vivere come stavo già vivendo, con il mio lavoro, con i miei impegni di volontariato, provando a testimoniare con un modo di vivere ordinario che Dio viene prima delle cose (povertà), che è possibile trovarlo in ogni relazione (castità) e che è bello affidarsi a lui come a un Padre (obbedienza).

Usando una immagine evangelica, la consacrazione laicale è per me un po’ come il sale che si scioglie, che non cambia esternamente le cose, ma dà loro sapore: le mie relazioni non sono più semplici relazioni, il mio lavoro ordinario non è più solo un lavoro e i miei impegni di volontariato non sono più solo volontariato. Sono diventati la mia vocazione, il luogo privilegiato dove ogni uomo è al proprio posto, felice con Dio.

(in SE VUOI 5/2018)