La scelta professionale è vocazione!

di SILVIA FLORA E GIULIA – della Gioventù Operaia Cristiana – www.gioc.org

 

Che la società di oggi sia precaria e che offra poche possibilità lavorative e formative ai giovani è ormai argomento conosciuto e sentito, ma quanti di noi sono davvero andati a parlare con i giovani che vivono questa situazione? L’associazione GIOC – gioventù operaia cristiana – sei anni fa ha portato avanti una campagna d’azione, cioè una metodologia di ricerca ecclesiale e pastorale per capire cosa vivono i giovani. La campagna d’azione è soprattutto un’esperienza di evangelizzazione e l’ultima ha riguardato il tema dei “neet”, giovani che non studiano e non lavorano. Sono sono emerse alcune cause che portano i giovani di oggi a queste condizioni, le principali emergono dal fatto che il mondo della scuola e del lavoro non comunicanonon c’è continuità e orientamento. Questo porta a una dispersione scolastica ancora nel liceo e quindi a vivere la dimensione lavorativa come una scelta obbligata e non come una scelta di vita, una vocazione. Altra causa riguarda l’università che non cura l’orientamento e questo porta studenti a scegliere corsi di studi non inerenti con i propri sogni e aspirazioni, infatti molti universitari ricalibrano successivamente la propria scelta scolastica, oppure abbandonano. Infine, anche il mondo lavorativo è distaccato dalle esigenze dei giovani: durante il percorso di ricerca del lavoro ci si imbatte sempre di più in “lavori a tempo libero”, cioè proposti da piattaforme di intermediazione digitale con retribuzioni assai basse e con assenza di garanzie. Questo è un segnale per normalizzare questa situazione di precarietà e accettare condizioni di lavoro non dignitose, provocando un progressivo disconoscimento dei diritti e doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Queste cause sono lo specchio della società di oggi e della situazione in cui ci troviamo: una società dove tutto gira intorno all’individuo, concentrata sul successo personale dove tu, per raggiungerlo, devi emergere sull’altro mettendo in discussione il valore di comunità e di fratellanza. Una società senza punti di riferimento e che mira all’individualismo. Una società dove chi si fa domande e si interroga viene messo da parte e non trova soggetti pronti all’ascolto e alla comprensione. Una società dove chi è insicuro, sia dal punto di vista scolastico che lavorativo, è portato a vivere queste dimensioni come un obbligo e non come una scelta propria. Da queste cause sono emerse poi delle conseguenze. Tra queste la fatica di sognare: se abbiamo un sogno non riusciamo a comunicarlo per paura del giudizio e perché la società non appoggia i sognatori. Questo porta i giovani a un appiattimento della vita sul presente e sul modo di guardare al futuro: non si pensa al domani e non si fanno più progetti a lungo termine. I giovani non sentono il bisogno di modificare la realtà e non lottano per migliorarla.

Questo porta alla svalutazione di se stessi e ad accettare qualsiasi proposta senza valutarla e calibrarla sui propri interessi e sogni. Da questa ricerca la domanda nasce spontanea: può il lavoro, la scelta professionale essere una vocazione personale? noi pensiamo di sì! I giovani devono avere il diritto di sognare, di pensare al loro futuro lavorativo come aspirazione fondamentale della loro vita. Il lavoro fa parte ed è una componente fondamentale della vita e della persona, il lavoro ti forma, ti fa crescere e ti responsabilizza; il lavoro non è una cosa che faccio perché devo farla e non è una cosa che altri devono scegliere per me, ma dev’essere una scelta di vita consapevole che il giovane fa progettando e sognando su di sé e sulle sue aspirazioni e competenze; il lavoro deve essere una via di mezzo tra quello che so fare e quello che mi piace fare!

Anche se il lavoro trovato e sognato non rispecchia gli studi fatti, i giovani devono ritrovare la forza e la volontà di impegnarsi al cambiamento e alla riprogettazione della loro vita. I giovani possono e devono riprendere in mano le loro vite e il lavoro futuro, questo richiede costi di tempo ed energie elevati, richiede il mettersi in discussione costantemente e richiede il farsi delle domande a volte scomode, ma ripaga con un futuro scelto dalla persona e una vita serena, ed è quello a cui tutti devono aspirare.

(da SE VUOI 3/2017)