L’intervista impossibile a Frate Leone

Tutto accadde all’improvviso. E non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione! Ero ad Assisi. Mi aggiravo per stradine e scale. Ed eccomi, dopo una bella salita, alla chiesa di santo Stefano. È del XII secolo, semplice, di pietra. La sua penombra invita al raccoglimento e alla preghiera. Entro. Un po’ di silenzio e riposo fa sempre bene. Dentro non vedo nessuno. Meglio così. Mentre sto con i miei pensieri e qualche preghiera, mi accorgo che c’è qualcun altro. Non ci avevo badato prima. Mi volto. Guardo più attentamente. Ma… È lui. Non credo ai miei occhi! È proprio Frate Leone! Mi avvicino: “ma lei è frate Leone?”. Mi guarda, con umiltà e semplicità. Un sorriso illumina il suo volto. “Pace e bene!”, mi risponde. Sento su di me il suo sguardo. “Siamo fratelli”, mi dice con una voce dolce. “Come, siamo fratelli!?…”, penso tra me e me. A quel punto non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione. La curiosità era forte. Davanti a me c’era uno dei compagni di frate Francesco, uno che lo ha seguito per anni e ne ha ricevuto i pensieri più nascosti ed è stato testimone di una vita all’insegna del Vangelo e di Cristo. “Lo sa? – dico a mia volta – c’è proprio bisogno di fratelli, oggi. Ma il mondo sembra essersene dimenticato”. “È perché non coglie più la BELLEZZA. È necessario fermarsi, dedicare del tempo al creato, alle persone, alle cose. E soprattutto a Dio!”. Ascolto con grande attenzione… “Frate Francesco me lo ha ripetuto più volte… Quando Dio mi ha dato dei fratelli, mi ha rivelato anche come fare: vivere secondo il vangelo. Cioè, amando tutti, amando il creato. E lodando, per tutto questo, Dio. Tra l’altro, sta qui la gioia più grande”. “È vero – commento a mia volta -, Francesco ha riportato nella Chiesa e nella società il grande dono della fraternità”. “Quello di Frate Francesco – riprende frate Leone con un sorriso – è stato un forte invito a edificare una società fraterna, dove non c’è più la ricerca del profitto, la violenza, la sopraffazione, ma il riconoscimento del valore dell’altro, della sua BELLEZZA. Perché tutti siamo amati da Dio. Frate Francesco chiamava tutti fratelli e sorelle: i suoi compagni, i lebbrosi, i mendicanti, i ricchi e i poveri, chi lo accoglieva e chi lo cacciava via, i briganti, persino il Sultano, persino la morte; e poi il creato, che gli parlava tanto della BELLEZZA DI DIO”. Usciamo, frate Leone e io. E comprendo subito l’importanza dell’uscire. Da noi stessi, da una certa mentalità, da tanti luoghi comuni, da quello che si è sempre fatto… Solo così si può incontrare la meraviglia di Dio. “La bellezza – mi dice – si coglie anche quando sei di fronte al tuo fratello o alla tua sorella e non ti riconosce più come tale; o ti scambia per un ladro che vuole invadere e rubare la sua tranquillità e serenità. Frate Francesco chiamava questo tipo di bellezza perfetta letizia. La gioia semplice di chi sa amare l’altro, oltre gli scogli che dobbiamo superare”. Mi accorgo, in quel momento, che frate Leone si è chinato per guardare qualcosa sul ciglio della strada. Mi avvicino, per vedere anch’io. Osserva un fiorellino, in mezzo a un po’ di erba. Non lo coglie, ma lo accarezza con la sua mano. “Quanto è buono Dio! Oggi mi rallegra e mi parla attraverso questo fiorellino!”. Sono spiazzata; io non ci avrei mai fatto caso, sarei passata di lì senza accorgermi di nulla o, se me ne fossi accorta, al massimo avrei strappato quel fiorellino per godermelo… frate Leone no. Contempla le piccole cose, non se ne appropria. Lascia che anche altri possano godere di quelle “parole” di Dio. Ma per scoprirle, per sentirle, bisogna fermarsi. Bisogna lasciarsi sorprendere dalla vita che è sempre novità! Solo così si raggiunge una gioia grande!

(da SE VUOI  1/2015)