“Camice bianco”

canzone di GIULIA MOLINO

a cura di PINO FANELLI – giuseppe.fanelli@stpauls.it

Nata nel 1999 a Scafati (SA), Giulia Molino è già una promessa della musica italiana. Nel 2019 è riuscita ad entrare nel talent show televisivo di “Amici di Maria De Filippi”, dove, nell’ultima edizione, il 3 aprile 2020, si è classificata terza. Ha così pubblicato il suo primo album di inediti “Va tutto bene”, di cui lei stessa, come cantautrice, ha firmato i brani, insieme ad altri collaboratori. Lo stile della sua musica è pop, ma si sposta anche verso il versante urban (Hip Pop). Di seguito ha pubblicato a sorpresa la canzone “Camice bianco”, un brano ipnotico e toccante, in stile rap, scritto durante il periodo di quarantena e dedicato a tutti i medici, infermieri e volontari che si sono impegnati ogni giorno in prima fila nelle corsie degli ospedali, nelle sale operatorie e nelle terapie intensive.

Dentro la canzone: Missione “CURARE”

Nei giorni di diffusione del Covid-19 tutti abbiamo ammirato la straordinaria opera di medici, infermieri e volontari impegnati in prima fila nella cura degli ammalati. Alcuni di essi hanno anche pagato col prezzo della vita il loro prodigarsi tra i pazienti. Giulia Molino racconta che la canzone “Camice bianco” è “nata in un pomeriggio, dopo aver ascoltato le parole di un medico con le lacrime agli occhi. Egli diceva che la domanda più frequente fattagli dai pazienti era: Dottore, quanto mi rimane? Allora è stato giusto, per me, parlare di questi eroi che ogni giorno lottano mettendosi a servizio dell’umanità… Non dobbiamo dimenticare che dietro quelle mascherine e quegli sguardi ci sono innanzitutto delle persone che soffrono, come tutti noi, ma che lottano senza sosta, senza risparmiarsi, donandosi completamente e mettendo a rischio la propria vita per salvare quella degli altri”. Per questo il lavoro dei medici può essere considerato come una vera e propria “missione” che richiede impegno, dedizione, responsabilità davanti a quel grande mistero che è la vita, un dono da curare e custodire come il bene più prezioso. La professione medica è certamente tra le più impegnative e gli stessi medici ne diventano consapevoli quando, al momento della loro laurea, proclamano pubblicamente un codice etico noto come “Giuramento di Ippocrate”. Il testo della canzone fa parlare i medici in prima persona e diventa anche una preghiera indirizzata a Dio: “Tu che mi ascolti nel cielo oppure accanto / non vedi, sono solo un uomo con il camice bianco / dammi un po’ di forza che qui non è abbastanza”. Ogni medico lotta fino in fondo per salvare una vita, spendendosi ogni giorno senza riserve, come dice ancora il testo: “finché io sono vivo non sarà una guerra persa”. E certamente il momento che più disarma un medico è quando incrocia gli occhi di un paziente che lo fissano e lo interpellano: “vedo quegli occhi chiamarmi per nome”. Ogni giorno i medici si ritrovano a fare esperienza di quel grande mistero che è il dolore. Per questo è importante che la professione medica sia sempre più umanizzata ed umanizzante, capace di stabilire un rapporto di vicinanza e di empatia con il paziente per potergli regalare “un sorriso… e vedere che l’amore fa il suo giro e torna indietro”.

(rivista SE VUOI 4/2020)


Per riflettere con le parole della canzone

«Vedo quegli occhi chiamarmi per nome». Con le mascherine che spesso dobbiamo portare sul volto, di noi si vedono solo gli occhi… Hai mai pensato alle parole che posso dire solo con uno sguardo?