Nel Sì di Maria: rendere possibile l’impossibile!

di mons. Luigi Vari, biblista e arcivescovo di Gaeta

Mi immagino Maria, come hanno fatto in tanti, nel momento in cui si sente chiamata a contenere Dio; fra tutte, questa è la richiesta più straordinaria che possa essere fatta a chiunque, perché non c’è bisogno di nessuna teoria spirituale, di nessun approfondimento filosofico, per capire che . Anche chi non crede sa comunque che Dio si collega all’infinito. Maria ammette che non sa proprio come questo possa avvenire. Come è possibile questo? Domanda. È vero che chiede come sia possibile per lei diventare madre dal momento che ancora non ha iniziato la sua vita di sposa con il suo promesso sposo Giuseppe, però prima di tutto chiede: ma come è possibile che l’Infinito si faccia piccolo quanto Lei e in Lei. Come è possibile che Dio si faccia così piccolo? È la domanda di ogni credente che comprende di dover far nascere Dio e fatica a capire “come”. Maria ha davanti a sé l’Impero romano che Dio se lo era fatto da solo; fa parte del Popolo che con Dio aveva fatto Alleanza, con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, di Mosè e di tutti i profeti. Che altro doveva fare Maria, che posto c’era in quel mondo per la fede di Maria?

Le parole dell’Angelo aprono il cuore di Maria e la sua mente per trovare una risposta. C’è bisogno della fede di una piena di grazia. Sono queste le prime parole dell’annuncio. C’è bisogno di una persona che crede che Dio si prende cura della sua vita, così che quella vita possa definirsi “amata”.

Che sensazione di gioia ognuno prova quando si rende conto di essere una persona amata da qualcuno, figurarsi essere amati dall’Infinito. Si parla tanto del tempo contemporaneo come di un tempo senza radici, di un tempo vissuto da orfani, da non far fatica a credere che la consapevolezza di essere amati e la gioia che ne deriva, sono un dono straordinario.

La consapevolezza di essere amata da Dio diventa nelle parole dell’Angelo, compito di generarlo, di portarlo nel grembo

C’è nella fede di Maria una consapevolezza particolare che si manifesta nella sua voglia di comprendere quello che le viene chiesto e come possa accadere. Non è una persona che semplicemente si accontenta di essere informata di un evento, ma ascolta, riflette, chiede.

Le parole che pronuncia: «Eccomi sono la serva…», arrivano al termine di un lungo dialogo che sfiora il limite del dubbio. Sono parole di chi accetta l’impossibile, arrendendosi alla grandezza. Perché nulla è impossibile a Dio. Dal momento che si arrende a quella risposta, rende possibile a Dio ciò che pare impossibile: stare “come” racchiuso nel suo grembo e nel mondo degli uomini. Da lì in poi quante cose impossibili diventano possibili! A cominciare dalla serie di persone che si accorgono che Dio abita il loro mondo, vi sta come racchiuso.

Il primo è Giuseppe che è contagiato dalla fede di Maria, al punto di passare dalla domanda su come fare per uscire dall’imbarazzo che gli provoca la gravidanza della sua promessa sposa, a essere complice dei sogni di Maria. Scopre che non deve avere paura della vicinanza di Dio, e scopre che Dio può avere a che fare con due ragazzi di un villaggio di oriente, come lui stesso e la sua promessa sposa, Maria. È un giovane che si sente coinvolto nel disegno di far entrare Dio nel mondo, impegnato a dare a Dio un nome, una famiglia, una casa. niente è impossibile a Dio.

Dopo di lui, Zaccaria ed Elisabetta scoprono che Dio abita nelle loro abitudini stanche, nella loro fede che dubita che ci sia davvero… e si trovano così a essere genitori del bambino che deve preparare la strada a Dio che viene nel mondo. Non ci si pensa mai che la fede dei giovani Giuseppe e Maria riscalda e riaccende quella di Elisabetta e Zaccaria.

Nulla è impossibile a Dio! Non è impossibile che Dio stia in questo mondo. Maria è una ragazza che non avrebbe avuto modo di prendere la parola in una riunione o in una qualunque assemblea, sia perché giovane e sia perché donna. I suoi limiti li conoscono tutti; come tutti i giovani di tutti i tempi conoscono i propri. Di motivi per non lasciarsi coinvolgere ne avrebbe molti. Anche la sua stessa condizione poteva essere un alibi per non lasciarsi prendere da una storia tanto complessa e piena di incognite. Maria dice: io questa missione la voglio compiere, eccomi avvenga di me quanto hai detto perché io sono la serva del signoreSono la serva dell’impossibile! Accetto di rendere possibile l’impossibile: che Dio possa prendere casa fra gli uomini, camminare e parlare con loro, sostenerli, guarirli, difenderli. Servi dell’impossibile, nel tempo in cui niente si fa senza calcolo; quando nemmeno più l’amore sembra dover sfuggire alle leggi della statistica; quando nessuno pensa più veramente di trovare strade diverse da quelle percorse e conosciute.

La fede di Maria spinge a rendere possibili molte cose che sembra non possano essere più. Soprattutto ripensando alle immagini di Maria, la tenerezza dello sguardo che si perde in quello del suo bambino; l’umanità del suo abbraccio; il coraggio di restare vicina; la dolcezza della sua presenza; la sensazione di essere protetti. Soprattutto quando pensiamo questo, comprendiamo che cosa sia rendere possibile l’impossibile.

Piccole cose… la misura di Dio.

 

(da SE VUOI 1/2019)