suor Rosemary Lynch – francescana e pacifista

di GIANNI NOVELLI – fondatore del Cipax “Centro interconfessionale per la pace”

 

Inizio con una confessione: ho avuto un grande innamoramento di una donna, e per giunta una suora: ho amato moltissimo Suor Rosemary Lynch, una francescana pacifista americana. La conobbi alla metà degli anni settanta quando si moltiplicavano in Italia e nel mondo le manifestazioni pacifiste contro le follie militari reaganiane. Si producevano sempre più armi atomiche con relativi missili, sommergibili e superbombardieri. Di contro crescevano le voci e i movimenti di opposizione. Dagli Stati Uniti ci giungevano notizie di grandi manifestazioni.

Anche in Italia cresceva l’opposizione che si focalizzava soprattutto su Comiso, in Sicilia, primo paese europeo a installare i micidiali missili cruise. Per la prima volta sia in Italia che negli altri Paesi dell’Europa occidentale, nelle manifestazioni erano coinvolti molti gruppi cattolici ed evangelici. Suore e frati scendevano in piazza o nei cortei, imitando l’esempio di loro fratelli e sorelle degli Stati Uniti. Per promuovere e organizzare queste presenze, avevo fondato a Roma l’associazione “Cipax – Centro interconfessionale per la pace”. Sapendo quanto avveniva nelle chiese americane, negli anni settanta, avevo invitato più volte una suora francescana , Suor Rosemary Lynch da Las Vegas, internazionalmente nota per le manifestazioni dei Francescani e nel Deserto del Nevada. Lì infatti, si svolgevano la produzione e gli esperimenti nucleari americani, dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki. Allora conobbi Sister Rosemary e me ne innamorai.

Rosemary era una donna minuta, con due stupendi occhi celesti, affabile, informatissima, sempre presente nelle manifestazioni pacifiste e nella difesa dei diritti civili. Per lei il saluto francescano “Pace e bene” significava impegno a salvare la Madre terra ferita dagli esperimenti nucleari e difesa dei diritti civili dei popoli indigeni che abitavano quelle terre. Rosemary amava il deserto. Era nata a Phoenix, in pieno deserto dell’Arizona. Da giovane era entrata in una congregazione di suore francescane. Si era dedicata prima all’insegnamento, poi era venuta a Roma, nel Consiglio Generale della congregazione. Negli anni sessanta, aveva seguito con passione i lavori del Concilio Vaticano II. Nella sua casa sulla via Cassia si incontravano vescovi e teologi progressisti come don Hélder Câmara e Leonardo Boff. In Vaticano collaborava alla Commissione Giustizia e pace. Poi tornò negli Stati Uniti. Scelse di andare a Las Vegas in una comunità francescana impegnata a fianco degli innumerevoli immigrati latinos. Qui, dopo qualche anno, scoprì la tragedia degli esperimenti nucleari continuati di nascosto dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Contro di essi iniziò a impegnarsi con un gruppo di “Francescani per la pace”, moltiplicando digiuni, veglie di preghiera e manifestazioni nonviolente. Più volte fu arrestata. La sua ”fama” intanto era divenuta internazionale. Per questo la invitai in Italia. Partecipò alle “Via crucis” che facevamo il venerdì santo a Comiso; tenne corsi di spiritualità della pace e della nonviolenza, scrisse articoli, partecipò a programmi radiofonici; diede numerosissime conferenze a suore e laici. Il suo perfetto italiano, la sua espressione serafica e la sua conoscenza scientifica la fecero conoscere e amare ovunque.

Nel 1977 ebbi la gioia di farle una lunga intervista divenuta poi un libro “Francescana e pacifista”, edito da Borla. Poi tornò a Las Vegas lavorando nel Centro “Pace e bene” che aveva fondato per promuovere la nonviolenza e la spiritualità della giustizia e pace. Andai a trovarla nel 2008, aveva ormai 90 anni. Mi ripetè il suo amore per i poveri, per la pace, per la nonviolenza. Mi ripetè pure tante volte la nostalgia per le amiche e gli amici italiani.

In un’intervista registrata mi disse: «Forse, come la maggior parte delle persone, io pure sono stata lenta ad apprendere alla scuola della vita. Troppo lentamente sono divenuta sempre più consapevole dell’interdipendenza di tutto l’esistente, dell’intimo collegamento degli esseri umani tra di loro, e di tutti noi con la creazione minerale, vegetale e animale intorno a noi. Quanta bellezza, forza e fragilità! È divenuta sempre più profonda in me la convinzione che non ci è più possibile essere nemici l’uno dell’altro, ma che, come esseri umani, dobbiamo stare insieme, alleati contro la potenziale distruzione della nostra dimora, lo stupendo pianeta terra. Non c’è tempo da perdere! C’è qualcosa che ciascuno di noi può fare, qui dove siamo, e adesso. Ringrazio Dio per la salute e la gioia di vivere in questo tempo. Sono immensamente grata a Dio che nei miei novantuno anni mi concede di fare ancora qualcosa di utile. So che i malanni verranno, anche se non ho idea di come e quando dirò addio a questo bello e tragico mondo. Cerco di seguire l’insegnamento di mia madre (anche lei superò i novanta anni) che diceva che morire sarebbe stata proprio l’ultima cosa che avrebbe fatto. Del resto mi sembra che certe persone siano morte ancor prima di morire. Rinunciano alla speranza e vanno in pensione dalla vita oltreché dal lavoro. Grazie a Dio per me non è mai stato così».

La mattina del 6 gennaio 2011 Sorella Rosemary a Las Vegas veniva travolta da un’auto e moriva tre giorni dopo. Non ho potuto partecipare al suo funerale, ma ho pianto molto per la perdita di questa amata madre e maestra.

(da SE VUOI 2/2018)