“Sono uno di quei poveri”
La bellezza della memoria, è per me ricordare e prendere coscienza di quanto il Signore ha operato in me, anche grazie all’incontro con mons. Dante Bernini: classe 1922, nato a La Quercia (VT), ordinato sacerdote il 12/8/1945 e consacrato vescovo l’8/12/ 1971. Un “padre” che mi ha aiutato a capire qual era il progetto di Dio su di me e mi ha incoraggiato ad addentrarmi nel sentiero, anche il più difficoltoso, della mia via.

Ero un diciassettenne sfaccendato quando lui arrivò ad Albano Laziale. Lo ascoltai la prima volta quando fece il suo ingresso in cattedrale, il 9 maggio1982:
“Anche io sono un povero uomo; ne ho chiara la consapevolezza e vi prego di non riporre in me, come uomo, troppa fiducia. Ne rimarreste delusi. Una cosa, però, vi prometto. Spenderò tutto quello che ho, tutto quello che sono perché Cristo divenga il centro della nostra comunità diocesana, e tutti lo possano incontrare per averne una provocazione, un invito, una chiamata”.
E mantenne sempre questa promessa!
Lo conobbi quando organizzò un incontro mettendo insieme giovani provenienti dalle varie zone della Diocesi. Ero impegnato negli scouts, sentii per la prima volta parlare di pastorale giovanile, di giovani protagonisti all’interno della Chiesa.
Cominciò, con la sua Fiat 127 celeste, a girare in lungo e largo tutte le zone della Diocesi. Viaggi caratterizzati sempre da lunghe e importanti chiacchierate. Sapeva di tutto, dalla fisica alla teologia, da come si saldano due pezzi di ferro al pensiero di Sant’Agostino e dei Padri della Chiesa. Ho sempre ammirato la sua semplicità: schivava ogni forma di apparenza, ma andava dritto alla sostanza. Disdegnava il sembrare e prediligeva l’essere. Fece scalpore il fatto che non scelse per sé uno Stemma episcopale. Per questa essenzialità piaceva ai giovani. Ci piaceva soprattutto la sua empatia. Sapeva entrare in relazione con tutti, in punta di piedi e con il massimo rispetto della persona.
Fu molto sensibile ai temi della pace e collaborò con Pax Christi al tempo di mons. Luigi Bettazzi, con il quale strinse un forte legame. Un legame altrettanto forte fu con don Tonino Bello dal 1985 fino al 1993 presidente di Pax Christi. Memorabile fu la Marcia dei 500 che partì da Ancona il 7 dicembre 1992 verso Sarajevo, travolta dalla guerra.
Fare memoria della tragicità della guerra e raccontarla a tutti, specialmente ai giovani, fu questo l’impegno a cui don Dante si dedicò con grande energia:
“Ancora oggi, la guerra continua a insanguinare il mondo, a uccidere senza alcuna discriminazione di persone e di famiglie, di nazioni e di popoli, a procurare immense rovine di beni accumulati con tanta fatica e sacrificio, a distruggere patrimoni di arte, carichi di storia. Nello spirito del Sinodo [diocesano] vogliamo ripetere e farcene un impegno personale e comunitario, nazionale e mondiale ispirato al Vangelo: Non più la guerra, mai più la guerra” (15 novembre 1994).
Don Dante fu uomo di pace che viveva prima di tutto dentro sé, lui ci ha insegnato cosa significhi la pace interiore.
Uomo forte e mite, aveva una grande attenzione per tutti coloro che incontrava. Le porte di casa erano sempre aperte, aperte per tutti!
Continuò a essere accogliente anche quando, da vescovo emerito, si era ritirato nella piccolissima e amatissima casa paterna. Memorabili le messe celebrate nella cappellina di casa con le persone sedute anche lungo le scale! Ho avuto la grazia di assisterlo nell’ultimo tratto di cammino. Offriva le sue sofferenze “per la Chiesa e per i sacerdoti”.
Quando ero lì con lui prendevo appunti. Ecco uno degli ultimi:
« Domenica, 25/8/2019. Don Dante è molto sofferente. Fa distribuire un foglio con una preghiera che in precedenza aveva dettato a Maria e ci chiede di recitarla insieme. Ecco il testo: “Signore, mio Dio, aumenta la mia fiducia in te, ne ho bisogno assoluto, credimi. Sono uno di quei poveri che incontravi Tu, misericordia crocifissa, per recuperare i peccatori alla Comunione Trinitaria. Te lo chiedo in nome di Maria Tua e mia Madre”. don Dante ».
Il 27/9/2019 è tornato alla Casa del Padre.
(Angelo Pennazza, rivista SE VUOI 3/2025)
