“Ringrazio il Signore che muoio libera!”
a cura di sr. LULA MECAJ
Francescana Missionaria di Gesù Bambino
Hai mai pensato alla bellezza di poter vivere e progettarti la vita in libertà? Due doni fondamentali che spesso diamo per scontati. Se ci trovassimo a doverne sacrificare uno, quale saremmo disposti a mantenere a ogni costo? La vita o la libertà? Una vita senza libertà avrebbe ancora il gusto di essere vissuta?
Una storia di Libertà è proprio quella di Maria Tuci, nata a Ndërfushaz (Mirdita, Albania) il 12 marzo 1928. La sua formazione l’ha condotta nel pieno della voragine della persecuzione religiosa del comunismo ateo (1945-1990). Dopo che il regime ebbe sequestrato e chiuso il convento delle suore Stigmatine a Scutari, dove Maria viveva come postulante, la giovane venne nominata maestra in alcuni villaggi del suo paese d’origine.
Maria era una ragazza bellissima, intelligente e servizievole; essendo molto stimata, il regime cercava solo un pretesto per toglierla di mezzo.
L’occasione si presentò dopo l’uccisione del segretario del partito comunista, Bardhok Biba. Sebbene Maria non fosse coinvolta, venne arrestata l’11 agosto 1949 insieme ad altre 300 persone con l’accusa di collaborazione.
I mesi di carcere furono durissimi. Presso gli uffici della Dega e Brendshme, luogo di interrogatori e torture nel nord dell’Albania, ogni arrestato subiva pressioni fino allo sfinimento, alla perdita di senno e dell’autocontrollo. L’obiettivo era portare l’imputato a confessare crimini mai commessi o a firmare verbali in bianco. Tra le torture inflitte a Maria dal suo aguzzino, Hilmi Seiti, ci fu quella di essere rinchiusa nuda dentro un sacco con un gatto rabbioso, che veniva percosso affinché la graffiasse in tutto il corpo. Inoltre, le venivano gettati regolarmente secchi d’acqua gelida sul materasso nella cella d’isolamento, pratica che la portò ad ammalarsi di tubercolosi. In questo modo i comunisti la uccidevano lentamente, evitando però la responsabilità diretta della sua morte, che appariva ufficialmente come naturale.
Perché tutto questo livore? Il torturatore voleva approfittare della sua bellezza e della sua giovinezza, ma Maria non cedette mai. Lui, infuriato, le fece una promessa: “Ti ridurrò in tale stato che nessuno ti riconosca”. E ci riuscì. Quando la sua compagna di postulato, Rosa, seppe che Maria era ricoverata in fin di vita e andò a cercarla in ospedale, non riuscì a identificarla tra le pazienti. Fu Maria a chiamarla: “Chi cerchi?”. Rosa rispose: “Cerco Maria”. “Io sono Maria”, replicò lei.
La promessa del torturatore si era realizzata nel corpo, ma la bellezza di Maria restava intatta nel cuore, custode gelosa del proprio corpo come “tempio dello Spirito Santo”. Maria disse a Rosa: “Ringrazio Dio che muoio libera”. Era la libertà del cuore, quella di mettere la vita in secondo piano per non tradire la propria coscienza e i valori in cui credeva: la castità, il corpo come tempio dello Spirito Santo, il pudore e la sacralità della persona, la scelta di seguire Gesù povero-casto- obbediente.
Maria muore il 24 ottobre 1950, aveva 22 anni.
Dopo la sua morte nel 1950, seguirono decenni di silenzio e profonda tristezza. Solo negli anni ‘90, con il crollo del regime comunista e la riapertura delle chiese, i sopravvissuti iniziarono finalmente a testimoniare gli orrori vissuti.
Emerse così la consapevolezza che moltissimi, tra cui Maria, erano morti come martiri di Cristo. Pochi anni dopo fu avviato il processo di beatificazione per quaranta di loro: trentotto, compresa Maria, sono stati proclamati beati nel 2016, mentre altri due sono stati riconosciuti martiri nel 2024.
Il messaggio per te
Maria è il ritratto della libertà vera. Anche chiusa in una cella, senza luce né aria, è rimasta libera perché ha scelto di non tradire se stessa e il suo desiderio di seguire Gesù. Ci insegna che le sfide e le “dittature” del pensiero unico non possono spegnere l’anima.
La sua scelta della castità per il Signore, il lasciarsi avvolgere dal Suo amore e il porsi con dignità disarmata sono un atto di “ribellione” positiva: vivere per qualcosa e per Qualcuno di grande e amato, senza paura di essere diversi.
(rivista SE VUOI 2/2026)
