“Semplicemente”
INSIEME alla gente
Due frati Minori Conventuali polacchi che nel 1988, giovanissimi, sono inviati a dare inizio ad una missione in Perù nella città di Pariacoto. Una missione breve, di lavoro intenso tra i poveri. Stroncata il 9 agosto1991, per mano dei guerriglieri di Sendero Luminoso.

I due frati avevano terminato da qualche minuto la Celebrazione Eucaristica, quando i terroristi, armati di mitra li prelevarono dal convento dove vivevano alcune suore e i postulanti. Portati poco lontano vennero fatti inginocchiare e furono uccisi con un colpo alla testa.
I loro funerali dimostrarono, anche ai terroristi, che i due frati non erano morti, ma vivi nel cuore della gente. La beatificazione venne celebrata il 5 dicembre 2015 nello Stadio di Cimbote. La storia di questi due frati rende visibile la bellezza della vita arricchita dei valori propri del Francescanesimo.
Prima di tutto la Fraternità. Due frati muoiono insieme, prima ancora sono partiti insieme per una missione in una terra pericolosa e hanno studiato insieme dall’adolescenza nel seminario dei frati conventuali a Legnica. Le foto che possediamo li ritraggono spesso abbracciati e felici. Una fraternità che è anche amicizia.
Il secondo aspetto è la povertà e il servizio ai poveri. Scrive Papa Leone XIV nell’Esortazione apostolica Dilexi Te al n. 64, firmata il 4 ottobre 2025, festa di san Francesco d’Assisi: «Nei poveri, Francesco, ha visto fratelli e vive immagini del Signore. La sua missione era di stare con loro, per una solidarietà che superava le distanze, per un amore compassionevole. La sua povertà era relazionale: lo portava a farsi prossimo, uguale, anzi, minore. La sua santità germogliava dalla convinzione che si può ricevere veramente Cristo solo donandosi generosamente ai fratelli». Fr. Michał ha affermato che la povertà è un’energia che costruisce la comunità nella solidarietà e nell’aiuto reciproco. I frati in Perù vivevano della provvidenza che i poveri davano a loro. A loro volta le offerte che ricevevano servivano per dare forza e sollievo ai campesinos. La povertà rende credibili perché non si lavora per una ricompensa, ma per amore. San Francesco, scrive san Bonaventura, nella Legenda Major: «Quando non possedeva nulla, Francesco dava ai poveri tutto il suo affetto». Il dono della vita, ci ricorda Gesù, è espressione dell’amore più grande: «Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici», come Gesù che ha chiamato “amico” anche Giuda dopo il tradimento e che i farisei criticavano perché era “amico dei pubblicani e delle prostitute”.
Altro valore, molto più importante di questi, fu l’amore che Michał e Zbigniew avevano per Gesù e per il suo Vangelo. Lo presero sul serio partendo “due a due” come Gesù stesso aveva indicato ai discepoli. Soprattutto, come il Poverello di Assisi scriveva nella Regola, lo annunciarono con la vita più che con le parole.
Un’altra parola francescana che Zbigniew e Michał hanno incarnato è stata l’umiltà evangelica: questi due confratelli hanno vissuto in una piccola comunità cristiana fragile e povera, segnata dalla violenza da tempo immemorabile e i campesinos li hanno riconosciuti e accolti perché i frati si sono fatti simili a loro, accogliendo la loro cultura e le loro abitudini.
Infine non possiamo sottolineare il bellissimo valore della giovinezza. Entrambi avevano poco più di trent’anni quando vennero uccisi ed erano più che ventenni quando partirono insieme per la missione. Un ultimo termine strettamente legato a San Francesco e ai nostri due martiri è Pace. I terroristi hanno motivato il loro assassinio affermando: «Bisogna uccidere chi lavora per la pace». Secondo questi rivoluzionari la fede che i due frati testimoniavano assopiva la gente e non li rendeva combattenti contro il regime. Da veri francescani fr. Michał e fr. Zbigniew volevano ottenere giustizia in modo pacifico, senza spargimento di sangue. Il sangue lo hanno versato loro e, secondo i campesinos, quel sangue ha reso la loro terra sacra.
(Giancarlo Paris, rivista SE VUOI 5/2026)
