Dal Congo al mondo intero
Floribert Bwana Chui
Nel contesto della tribolata regione del Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, la vita del Beato Floribert Bwana Chui, giovane di Goma, membro della Comunità di Sant’Egidio, ucciso nel 2007 a soli 26 anni, indica a tutti i giovani il modo per resistere al male e vincerlo con il bene, come chiede l’Apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Roma (cf. Romani 12,21).

La vicenda del suo martirio è nota: Floribert è stato torturato e assassinato, il 7 e 8 luglio, per il suo rifiuto – in qualità di responsabile dell’ufficio di controllo merci della dogana – di far passare un carico di riso avariato in cambio di una somma di denaro. Già altre volte in passato aveva bloccato spedizioni di alimenti dannosi per la salute. Era convinto che la corruzione fosse incompatibile con la vita cristiana, che «non poteva accettare di mettere in pericolo la vita delle persone», e che «non si possono sacrificare le vite delle persone per denaro, che non fa la felicità».
Le testimonianze hanno fatto emergere come egli fosse ben consapevole del rischio che correva, della forza degli interessi che stava contrastando, come pure della «normalità» della corruzione. La sua fermezza nel respingerla, la sua visione chiara della presenza del male, tuttavia, non si comprendono e non si spiegano senza guardare al suo percorso umano e religioso.
Il martirio di Floribert Bwana Chui non è solo figlio di una convinzione morale e di un senso di onestà, ma di una storia di amore per il Vangelo, i poveri, la pace.
L’incontro con la Comunità di Sant’Egidio, nel 2001, segnò profondamente Floribert.
I convegni cui partecipavano giovani congolesi, ruandesi e burundesi, di tutte le etnie, provando a superare rancori e divisioni, gli parvero l’anticipazione di un futuro diverso: vivere insieme era possibile. Era colpito dalla vicenda della pace in Mozambico, firmata a Roma il 4 ottobre del 1992 grazie all’impegno della Comunità, e ne comprese il senso.
Amava ripetere che «la Comunità mette tutti i popoli alla stessa tavola».
All’Università di Goma, dove si era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, si distingueva per i suoi interventi volti ad appianare le contese che a volte sorgevano tra gli studenti. La sua amica Carine fu colpita da un fatto: «Quando eri arrabbiato non ti lasciava andare finché non ti eri calmato. Diceva che si doveva vivere in pace con tutti, che non si doveva nutrire nessun rancore». «I problemi non si risolvono mai con la violenza. C’è sempre un altro modo», sosteneva. E “l’altro modo” è il DIALOGO. Da cui far nascere amicizia e stima.
Dalla preghiera serale in Comunità partiva il servizio ai poveri, in particolare verso ragazzi di strada, i Maibobo, numerosi a Goma, disprezzati e considerati pericolosi, spesso oggetto di raid della polizia per disperderli o incarcerarli. Floribert rimase colpito dalla facilità con cui bambini anche piccoli si ritrovavano per strada, espulsi dai nuclei familiari, costretti a vivere di espedienti, sempre a rischio di violenze e soprusi… Un frutto tra i più amari delle guerre, della distruzione delle scuole, dell’arruolamento dei minori nelle milizie. Floribert fu amico personale di tanti Maibobo. Chiedeva a tutti di rispettarli. Aveva capito che il loro destino non era una scelta, e poteva toccare a chiunque: «Siamo tutti uguali. Questi bambini non hanno scelto di vivere la loro vita per strada». Oggi nel quartiere periferico di Mugunga sorge una Scuola elementare con più di 1000 bambini, gestita dalla Sant’Egidio, che porta proprio il suo nome.
La forte resistenza al male, all’idolatria del denaro e del guadagno facile, fanno di Floribert un modello per i giovani del mondo, come ha ricordato papa Francesco proprio a Kinshasa nel suo viaggio apostolico. “Essere onesti – diceva – è brillare di giorno, è diffondere la luce di Dio, è vivere la beatitudine della giustizia: vinci il male con il bene!”.
(Francesco Tedeschi, rivista SE VUOI 6/2025)
