FORZA e FIDUCIA di ascoltare se stessi

Gianluca ed Eugenio: dalla fatica degli studi alla passione per il lavoro

Due strade. Interrotte, dissestate. Due storie. Ferite, isolate. Da due periferie, opposte ma simili quanto a disagio, si intrecciano in un asettico ed impersonale laboratorio universitario, uno spazio che si trasforma in incontro di vite che ce l’hanno fatta. 

Gianluca. Un’adolescenza in strada ad “assorbire lentamente” prepotenza, violenza e delinquenza; un vortice, continuo ed illimitato, che erode ogni possibilità di sognare e blocca pian piano in un angolo, alle prese con una povertà che ti costringe ad andare a lavorare già da giovanissimo. E gli adulti? Genitori troppo occupati ad assicurare il pane, convinti che potesse bastare quello per andare avanti ed insegnanti troppo frettolosi nell’emettere giudizi che si trasformano presto in condanne che non lasciano via di scampo.E poi la vita, come sempre, sorprende. E si serve di una professoressa che “casualmente” è in segreteria nel momento in cui Gianluca e la mamma stanno firmando la rinuncia agli studi: una proposta (“vieni a scuola, anche senza zaino”) che si rivela vincente, perché pian piano restituisce una dignità che diventa forza. Una mano tesa che riconosce anche nell’invito di un amico a frequentare l’oratorio del quartiere: una realtà diversa, non di violenza, ma di accoglienza, non di giudizio, ma di comprensione. È “bastato questo” per attivare una catena di successi: Gianluca si diploma, si laurea alla triennale, poi alla magistrale con voti eccellenti. Continua con un dottorato, poi un post doc e da due anni è un affermato ed appassionato ricercatore in Biologia.

Eugenio. Cresciuto a pane e cultura scientifica. Una serie di insuccessi scolastici collezionati lo “costringono” a lasciare la scuola e a lavorare per mantenere l’intera famiglia: inizia così a cucirsi su di sé un’etichetta di insicurezza e disistima troppo dura da strappare. Dopo diversi anni fatti di fatica e fabbrica, una mattina d’inverno, una domanda irrompe nel suo “traffico interiore”: è questo quello che voglio dalla vita? Sono felice di quello che sto costruendo? Cosa desidero davvero? Con fatica e determinazione, accompagnate dal ghigno di chi pensava che non ce l’avrebbe fatta e ritmata da una serie infinita di sfiancanti lavori, la risposta a queste domande ha la forma dell’iscrizione alla scuola serale. A camminare sulle sue gambe e a contare sulle sue forze ha imparato presto, ma è lì che si rinizia a mettere in piedi e a non fermarsi più. Non senza difficoltà, inizia a ricostruire l’immagine che lui stesso aveva di sé: si diploma e, a 24 anni, si scrive a Scienze Biologiche, dove consegue la laurea triennale, poi la magistrale e, tra attese e precariato, vince una borsa di studio per un dottorato che lo porta in un laboratorio a lavorare accanto a Gianluca.

Spalla a spalla. Tra provette, marker e solventi. Storie diverse, perché ognuno porta con sé il segno indistinguibile della propria unicità, ma simili perché accompagnate, anche inconsapevolmente, da sogni, determinazione, fatica, sudore, (quasi) oltre ogni possibilità. Un’accelerazione non improvvisa riporta a galla la voglia di riprendersi tutto, di gridare a sé stessi e poi al mondo quanto si vale e trovare, dopo luci troppo opache ed ombre troppo oscure, nello studio e nel lavoro realtà che dicono di sé e che aiutano nell’autorealizzazione.
Nulla si cancella di ciò che è stato: il passato torna, ti segue, spesso rinfaccia attraverso i pregiudizi della gente che non vuole rinunciare alle vecchie immagini che non corrispondono più a ciò che si è oggi. Fortuna? Coincidenze? Credo che il corso di questa storia (ancora tutta da scrivere) sia stato reso possibile dalla forza e dalla fiducia che Gianluca ed Eugenio hanno avuto nell’ascoltare quella parte che in loro gridava “sei importante, sei capace. Meriti l’amore e la stima”.Un ascolto lento e delicato, innescato ed accompagnato dalla capacità di saper leggere i “segni” del presente, che per loro sono stati l’insoddisfazione e la frustrazione, e trasformarli in strade di vita. Per viversi, così come si è.

(di Giuseppe Tramontin, SE VUOI 5/2024)