COOPERANTE
a servizio di un sogno

“Lavoro nel mondo della cooperazione internazionale nella Fondazione MAGIS (ndr. Opera missionaria dei gesuiti e organizzazione non governativa). Coordino i progetti di cooperazione che supportano lo sviluppo dei popoli più fragili e vulnerabili in Africa, ma anche in Asia e America Latina. Da quando è scoppiata la pandemia vivo in Ciad; gestisco un progetto per rafforzare la sorveglianza epidemiologica e le capacità dei laboratori clinici di far fronte al Covid19 e ad altre malattie come la malaria, l’epatite, l’HIV”.

Serve coraggio in ogni partenza, e anche qualche buon perché: “Sento che il mondo della cooperazione e missione è l’abito cucito apposta per me. Due forze sono il motore e la spinta che mi fanno vivere ogni giorno con gioia e passione il mio lavoro: sentirmi parte di una stessa famiglia umana dove non regna ancora la giustizia sociale e l’impegno e la responsabilità di poter migliorare dando il mio piccolo contributo”.

Ci colpisce di Sabrina la determinazione e la passione per il suo lavoro, ne parla con entusiasmo e grinta, come un “vero spazio nel quale mettere a frutto tutti i talenti”. Intuiamo che le motivazioni della sua professione hanno radici lontane e consolidate: “Fin da piccola vivevo l’attenzione agli altri, alle loro esigenze e bisogni, l’impegno nell’AC, il servizio agli anziani, l’essere rappresentante di classe. La scelta di Scienze Politiche? Indiscutibile. Poi un giorno una proposta formativa: agosto, campo missionario in Albania, chiesto come regalo per la maturità. Gli amici ad Ibiza, io in Albania! E lì l’incontro/scontro con i missionari e l’INCONTRO con una giovane coetanea al fontanile – il nostro “pozzo”. Lei con un carico di vestiti e tre fratelli più piccoli al seguito – erano orfani -, io con la macchina fotografica e i sogni. Due vite anagraficamente uguali eppure così diverse! Ho sentito in quel momento un profondo senso di ingiustizia e ho promesso che avrei fatto qualcosa per cambiare questa realtà. Così a Scienze Politiche si è aggiunta la Cooperazione”.

Ci sono incontri, casuali, che hanno il potere di cambiare la vita …e anche la fede? “Il lavoro mi ha permesso di dare il senso alla paternità di Dio. Sono anni che ogni volta che pronuncio ‘Padre nostro’ sento una potenza interiore difficile da descrivere, con il desiderio di pronunciare Padre in contemporanea al mio vicino per dire con orgoglio che siamo figli dello stesso Padre e quindi fratelli gli uni gli altri, e nella nostra diversità rendiamo ricca e bella la casa”.

Il lavoro dunque come chiamata comune, come un dono messo a disposizione per “contribuire a realizzare una società più giusta dove tutti possano a loro volta realizzare la loro vocazione”.

Grazie Sabrina per averci regalato un pezzetto del tuo sogno!

(Federica Cammarata e Irene Mutta, rivista SE VUOI 2/2022)