YOU&ME
La forza dell’AMORE
di Roberta Ciccarelli

INFO TECNICHE
Titolo Italiano: You & Me
Genere: Romantico
Visione: Rai Play
Stagioni: 1
Episodi: 6 (durata media 30 minuti)
You&me è una serie romantica inglese con la regia di Tom Vaughan. Ben (Harry Lawtey), un giornalista trentenne come tanti, si innamora di Jess (Sophia Brown), con cui va a convivere e con la quale avrà due gemelli. Ma il giorno più felice della loro vita coincide con la morte di lei, a causa di un incidente.
I sei episodi, da 30 minuti circa, seguono Ben nella sua quotidianità. La vita continua, anche dopo un dolore così grande.
I figli crescono, il lavoro è necessario e, proprio grazie a questo, Ben incontra Emma (Jessica Barden), che riuscirà a farsi spazio nella sua vita e gli permetterà di innamorarsi ancora. La morte, la perdita, la mancanza accomunano questi due giovani. Ogni essere umano reagisce ed esorcizza in modo differente questi i traumi: c’è chi si rifugia nella fede, chi invece la abbandona, chi si chiude in sé. I ricordi e il dialogo costante avvicinano a un passato che non può più tornare, ed è l’amore a tenerlo in vita nel presente. Chi abbiamo amato non ci lascia mai davvero, soprattutto se la sua presenza è tangibile come nel caso dei figli. Quando però le domande superano le risposte diventa un’impresa ardua raccogliere le forze per rialzarsi e ricominciare una vita con la consapevolezza di essere un po’ più soli.
Come dice Emma nello spettacolo che mette in scena al quarto episodio: «C’è una ragione se la gente lo chiama “perdere la testa”. Non è una cosa che scegli. È una cosa che ti capita. Non è una scelta. Ti perdi». Difficile è, quindi, “ritrovarsi” e per farlo è necessario entrare nel dolore, guardarlo in faccia, dargli un nome, urlarlo, per poi abbracciarlo e lasciarlo andare. È così che forse si può ricominciare.
La serie colpisce per la capacità di essere vera, mai scontata, ricca di consapevolezza emotiva e con una accurata indagine psicologica.
Niente è lasciato al caso, la recitazione, piana e misurata, più del doppiaggio, rende le voci, anche quelle interiori, intime e profonde. Non è una serie movimenta-ta per le azioni o i drammi, ma per i risvolti empatici ed emotivi.
Attraverso i dialoghi e i piccoli gesti quotidiani si legge la cura per l’educazione dei bambini e per il mondo interiore dei protagonisti; non è sentimentalismo, piuttosto una lente di ingrandimento sui sentimenti, scandagliati quasi come in un romanzo psicologico novecentesco.
Entrare in contatto con le emozioni e analizzarle è un’operazione complessa che richiede attenzione e capacità comunicativa, e di solito non è così usuale ritrovarla in una serie TV. You&me riesce a farlo in pochissime ore. La storia lascia però la possibilità di sperare e credere in una rinascita, in un futuro che può sempre cambiare e migliorare.
L’umanità non è binaria, non si può suddividere in buoni e cattivi, tutti hanno pregi e difetti, virtù e vizi. Pertanto le sfumature, che cogliamo tra le pieghe degli sguardi, dei sorrisi e delle lacrime, mirano a rivelare un segreto, quello che celiamo nel profondo.
I personaggi vivono e trasmettono la loro incoerenza, le piccole contraddizioni e soprattutto le paure di ogni tipo e intensità che li attanagliano: dubbi, reticenze e chiusure. La loro arma di difesa preferita è la fuga in se stessi e nella propria zona di comfort.
È un percorso ancestrale quello compiuto dai due protagonisti, un viaggio nel loro passato, nelle ferite più intime e ancora sanguinanti, fino a cicatrizzarle; diventa dunque un processo inesorabile e incessante.
Come sfondo troviamo la città di Londra nelle zone più periferiche e tranquille. Le strade, gli autobus, i bar, il verde dei prati e il blu della piscina sono location che creano un climax di colori e sensazioni; diventa un viaggio nei personaggi e nella città.
L’autunno, che porta con sé quella malinconia per la fine delle giornate lunghe e soleggiate e l’inizio della solita routine, può essere il momento giusto per una pausa dal mondo frenetico e per immergersi in una visione leggera e introspettiva al tempo stesso, nell’accezione calviniana di leggerezza, “che non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
