Storia della mia FAMIGLIA
“Quando vedi che qualcuno sta male, mandagli uno dei miei messaggi. Tu li devi tenere uniti!”.
Inizia così il terzo episodio di Storia della mia famiglia, una serie corale con attori superlativi, scritta da Filippo Gravino ed Elisa Dondi, e diretta da Claudio Cupellini.
Le vite di cinque personaggi si intrecciano sotto l’ala del ricordo e dell’amore riversato in audio WhatsApp e lettere. Quale modo migliore per sentire qualcuno vicino se non leggere le sue parole o ancor di più ascoltarle?
A volte ciò di cui sentiamo maggiormente la mancanza è proprio della voce o di uno sguardo.
La trama è semplice: Fausto (Eduardo Scarpetta) è padre di due bambini, Libero ed Ercole; è pieno di vitalità ed entusiasmo, riesce sempre a far sorridere tutti, ma è in fin di vita a causa di un tumore che spesso gli impedisce di respirare.
Apparentemente sembra solo, perché la ex moglie (Gaia Weiss) non vive più con loro, e per questo ha già disposto le sue volontà in un testamento che coinvolgerà la sua famiglia allargata. Da qui il titolo di questa storia che si articola in 6 episodi: il primo dedicato al protagonista che ci mostra le sue origini e come ha conosciuto il suo grande amore; il secondo descrive sua madre Lucia (Vanessa Scalera), una donna affascinante e concentrata su se stessa, che si definisce ignorante per non aver studiato, ma dotata di un’intelligenza emotiva brillante; poi c’è la storia di Demetrio (Antonio Gargiulo), il suo migliore amico – che ricorda vagamente Massimo Troisi nel modo di parlare e nelle movenze, forse ricalcandone la timidezza –, che si trasferisce da Ercolano a Roma proprio per volontà di Fausto; la quarta puntata racconta il legame con il fratello minore Valerio (Massimiliano Caiazzo), che in passato ha avuto qualche problema con la droga; infine, Maria (Cristiana Dell’Anna), iconica migliore amica e insegnante di lettere, che cerca di rispettare la promessa fatta a Fausto, nonostante le sue paure.
La nostra vita è l’ultimo episodio che chiude questa serie, lasciando agli spettatori la scelta del finale.
I cinefili noteranno qualche similitudine con 18 regali o P.S.: I love you, ma a questa famiglia contemporanea dobbiamo riconoscere una nota di originalità per la capacità di raccontare emozioni e sentimenti mai banali, mai scontati, sempre calibrati e adeguati agli eventi, anche quando appaiono eccessivi.
Questi personaggi ci colpiscono per la loro verità, possibile grazie alla bravura degli attori, che mettono magistralmente in scena tante sfumature umane. La paura e la rabbia predominano rispetto alla tristezza: forse perché fatichiamo ad accettare il lutto, che necessita di una lunga elaborazione, soprattutto se colpisce giovani vite. Inoltre, il timore della morte, della perdita, ma anche dell’ignoto e dell’imprevedibile sono palpabili e riguardano il futuro, il trasferimento in un’altra città, una nuova vita con una famiglia da costruire e scoprire.
Degna di nota è anche la fotografia, attenta e sensibile, come lo sguardo di registi e sceneggiatori: entriamo nel vivo dell’anima dei protagonisti, anche grazie al ruolo di personaggi secondari che fanno da specchio e contraltare alle personalità forti e cangianti della famiglia.
La famiglia è un concetto che viene scandagliato: non è mai tradizionale, neanche quella di origine di Fausto e Valerio, che crescono senza padre e con una madre non sempre presente.
L’essenziale diventa soltanto l’amore, che supera incomprensioni, errori e dolori, cicatrizzando ferite e ricongiungendo cuori lontani.
I legami familiari diventano indissolubili nelle promesse, talvolta però vivono battute d’arresto, pause e distanze, con la certezza di poter sempre tornare indietro senza timore.
In questa serie ognuno ha la sua risposta, il suo scopo, la sua vocazione. Fausto ci sprona a vivere quotidianamente con intensità, gioia e leggerezza…, che “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, come delle ceneri”.
(Roberta Ciccarelli, rivista SE VUOI 3/2025)
