Chi è Thomas Merton

Personaggio eclettico e monaco esemplare. Uomo di pace e di apertura al dialogo con le altre religioni. Uomo di fede contemplativa e di aspirazioni eremitiche.
Uomo, profeta, scrittore e intenso poeta che ha saputo accogliere le aspirazioni dell’umanità del suo tempo declinandole e rendendole parte della vita di ogni cristiano affinché il cammino di ognuno diventasse sempre più splendente agli occhi di Dio. Mi piace, a questo punto, lasciare la parola a lui, perché si possa presentare al lettore, specialmente al giovane lettore, come solo Thomas Merton, Padre Louis (così era conosciuto al Monastero di Gethsemani), sapeva fare:

“Per darti una veloce presentazione dei fatti salienti della mia vita ti dico, mio caro amico o amica, che sono nato in Francia, a Prades, un piccolo paese nei Pirenei Orientali della Francia, quasi al confine con la Spagna, nella regione della Linguadoca-Rossiglione nel 1915 e, più precisamente, il 31 gennaio, sotto il segno dell’Acquario. Ho studiato a New York, in Francia, in Inghilterra e alle Bermuda.
Ho frequentato il college a Cambridge e l’università alla Columbia in America. Ho insegnato alla Columbia University e anche alla S. Buonaventura, sempre materie letterarie.
Nel 1941, sono entrato nella Congregazione dei Cistercensi della Stretta Osservanza, comunemente conosciuti come Trappisti e questo l’ho fatto chiedendo ai monaci dell’Abbazia del Gethsemani, nel Kentucky, di accogliermi.
E così, ho vissuto lì tutta la mia vita. Sono stato ordinato sacerdote nel 1949. Nel monastero ho ricoperto diversi ruoli oltre a cercare di vivere da monaco come e con tutti gli altri miei confratelli, e cioè: maestro degli studenti e maestro dei novizi che vuol dire cercare di aiutare i giovani che si accostano alla vita monastica, prima nella scelta di professare i voti religiosi e poi per continuare una formazione spirituale e monastica, oltre che di vita della Chiesa in modo da approfondire sempre più, per quanto possibile, il dono della vocazione a cui si è stati chiamati da Dio a vivere nella quotidianità di questa stupenda vita.
Tanti mi chiedono e, probabilmente, anche tu lo farai, perché sono venuto in monastero e cosa voglia dire per me la vita contemplativa e il vivere da cristiano.
La mia risposta è sempre la stessa: “cercare la verità e cercare Dio”. Questo significa cercare di capire e trovare il vero significato della mia vita, e il mio posto all’interno della creazione di Dio. Significa inoltre rinunciare a ciò che per me può essere una sorta di illusione, confusione e distrazione.
Questo è per me. Forse anche per te? Non voglio criticare nessuno che cerca la verità altrove, l’importante è che questa Verità venga cercata. Ci sono molte vie per arrivare a Dio e questa è la mia. A me sembra l’unica ed è quella che ho scelto e accettato come volere di Dio per me.
Voglio dirti anche che ho ricevuto da Dio tre doni, per i quali non sarò mai riconoscente a sufficienza verso di Lui, e sono: la mia fede cattolica, la mia vocazione monastica, la chiamata ad essere scrittore, poeta e condividere questa con tutti quelli che mi leggono ed hanno la pazienza di farlo.
E tu, hai identificato i doni che ti ha fatto il buon Dio?
Non mi sono mai pentito di essere monaco da quando sono arrivato al Gethsemani. Ma, spesso, ho desiderato e pensato che mi sarebbe piaciuto vivere una vita un po’ più in solitudine. Penso che la solitudine e il silenzio siano molto importanti e che purtroppo vengano dimenticati nella vita dell’uomo moderno un po’ troppo facilmente, per questo voglio parlarti e domandarti: cosa ne pensi della solitudine e del silenzio?
Alcuni pensano sia solo un poeta e che assomiglio poco al sacerdote come normalmente lo si intende. Ma se tu avrai pazienza, potrai giudicarmi anche dalle mie poesie… allora… valuterai da te se sono stato solo un poeta o anche un buon prete e monaco. Perché la poesia, per me, è sempre stata, una espressione della mia vita interiore che significa esperienza di vita, esperienza di incontri, esperienza di preghiera.
Altri pensano che io sia stato anche un uomo che ha parlato spesso e, forse, troppo e spesso di politica. Non lo so. So solo che un cristiano, un cittadino, debba compiere i propri sforzi in modo anche serio per vivere bene secondo la propria età e le proprie possibilità. Ecco perché ho espresso sempre le mie opinioni. Ritengo fondamentale non essere condizionati solo dalla televisione e non aver paura ad esprimere le proprie opinioni. Non è bello ripetere solo quello che altri vogliono che si pensi e si dica. Se voglio essere un uomo o donna serio e seria, bisogna esprimersi in maniera opportuna dopo attenta riflessione e, se lo ritieni opportuno, anche dopo aver pregato.
Non possiamo essere liberi interiormente se crediamo solo nei soldi, al potere e alla “bella vita” ad ogni costo.
Avrei anche tante altre cose da dirti ma penso di essermi presentato a sufficienza. Ora ti lascio alla lettura in mia compagnia”.

Liberamente tratto da: “Miei cari amici”, lettera circolare agli amici,
scritta nel 1963 nel volume “The Road to Joy”.

…dai suoi scritti

«Signore mio Dio, non ho nessuna idea di dove sto andando. Non vedo la strada che mi è davanti. Non posso sapere con certezza dove andrà a finire. E non conosco neppure davvero me stesso, e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che la stia davvero facendo. Ma credo che il desiderio di piacerti, in realtà ti piaccia. E spero di averlo questo desiderio in tutto quello che farò. Spero di non fare mai nulla senza un tale desiderio. E so che se agirò così la tua volontà mi condurrà per la giusta via, quantunque possa non sapere nulla.
Però avrò sempre fiducia in te per quanto mi possa sembrare di essere perso e avvolto dall’ombra di morte. Non avrò paura, perché Tu sei sempre con me e non mi lascerai mai solo di fronte ai pericoli». (da Pensieri nella solitudine)

«Se vuoi sapere chi sono… Chiedimi perché vivo e se ciò che penso è di dedicarmi a vivere in pienezza ciò per cui voglio vivere. È solo a partire da queste risposte che puoi determinare l’identità di una persona».
«Ecco, dunque, qual è il mistero del buon samaritano: il mistero dell’Hesed, potenza e misericordia. In ultima analisi, è Cristo stesso che giace ferito sul ciglio della strada. È Cristo che si avvicina nella persona del samaritano. È Cristo il legame, la compassione e la compassione tra loro. Ecco come la Chiesa è composta di pietre viventi, cementate dalla misericordia.
Dove da una parte c’è una creatura impotente, percossa e mezza morta, e dall’altra un reietto senza valori morali e una delle due si china pietosa ad aiutare l’altra, lì avviene un’epifania divina, un risveglio divino, lì c’è l’uomo, lì la realtà si fa umana; e in risposta a questo gesto di compassione, si manifesta una “presenza” sulla terra e la nuvola luminosa della maestà di Dio scende sulla loro povertà e sul loro amore.
Può non esserci consolazione in questo. Può non esserci niente di umanamente affascinante. Non dev’essere, necessariamente, come la trama di un film. Forse l’incontro è sordido e senza attrattive esteriori. Ma, in quel momento, la presenza di Dio scende sulla terra, e lì c’è Cristo, e Dio è in comunione con l’uomo (da Nuovi semi di contemplazione).

(a cura di Mario Zaninelli, SE VUOI 1/2016)