Una conversione ecologica
per il futuro della nostra terra
Coltivare e custodire
La cura della terra è un processo esigente e coinvolgente, cui ogni essere umano – uomo o donna, bambino giovane o adulto – è chiamato.
Ce lo ricorda la Scrittura fin dalle sue prime pagine: il secondo racconto di creazione vede Adamo posto nel giardino di Eden “perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15). Coltivare la terra – trasformandola, abbellendola traendone ciò che è necessario per la vita – e assieme custodirla, nella sua costitutiva vitalità: due dimensioni della vocazione umana, inestricabilmente connesse. Troppo spesso, però, l’umanità si è purtroppo comportata come fosse padrona del creato, come avesse il diritto di usarne ed abusarne a suo piacimento; abbiamo dimenticato che è un dono, che abbiamo ricevuto per trasmetterlo – migliore di come l’abbiamo trovato – alle prossime generazioni.

Conversione ecologica
Lo sottolineano le righe di apertura della stessa Laudato Si’: la bellezza di Madre Terra, cui guardava con affetto Francesco d’Assisi, è oggi sfigurata dai comportamenti umani (n.1-2); c’è un grido della terra, che si intreccia con quello dei poveri (n.49). Il mutamento climatico, che fa innalzare il livello dei mari e desertifica vaste aree del pianeta; le isole di plastica, che infettano gli habitats marini; il consumo di suolo, sacrificato ad un’economia vorace: solo alcuni volti di una dinamica che rischia di avere gravi conseguenze per questa ed ancor più per le prossime generazioni. Se la tecnica ha offerto all’umanità strumenti di incomparabile valore per migliorare la qualità della vita umana, essa ha al contempo messo nelle nostre mani un potere che non sempre siamo stati capaci di usare con saggezza. In questo Antropocéne, in cui l’umanità è divenuta la principale forza da cui dipendono le dinamiche geologiche e biologiche del pianeta, grande diviene la nostra responsabilità per il futuro della vita.
Per questo papa Francesco chiama alla conversione ecologica quale dimensione qualificante di un’esistenza umana e cristiana. Nel momento in cui comprendiamo che la traiettoria che stiamo seguendo rischia di condurci ad un disastro irreversibile, occorre cambiare rotta. Si tratta cioè di attivare dinamiche di trasformazione a vasto raggio che giungano a rinnovare la struttura economica – alleggerendone l’impatto ambientale – e la forma delle nostre città. Qui è in gioco soprattutto la nostra responsabilità in quanto cittadini che personalmente partecipano alla vita politica, col voto usato in modo intelligente e consapevole o anche con ruoli più direttamente attivi.
Interrogativi per la vita
Tali macro-trasformazioni non possono però essere efficaci se non si intrecciano al contempo con un profondo rinnovamento dei nostri stili di vita personali e familiari. Certo, così gli interrogativi divengono pervasivi, attraversano la vita nella sua quotidianità: cosa mangio? come mi sposto? cosa acquisto? sono sostenibile nei miei consumi? Anche i gesti di ogni giorno divengono occasioni per operare come custodi del creato – oppure, purtroppo, per contribuire al suo degrado.
Di più la chiamata alla cura della terra ci interroga anche in relazione alle gradi scelte che facciamo in ordine alla nostra vita. A cosa voglio dedicarmi? quali ambiti di studio e professionali desidero esplorare? C’è bisogno di molta creatività, di molta ricerca e capacità di applicazione per contribuire alla transizione ecologica che dobbiamo promuovere. C’è bisogno di molto amore per la terra, ad esempio, per costruire un’agricoltura capace di produrre cibo di qualità ed al contempo custodire la vitalità della terra. C’è bisogno di passione e disponibilità personale per esplorare abitudini alimentari meno impattanti (ridurre il consumo di carne, privilegiare prodotti di stagione ed a filiera corta…).
Molti i modi in cui possiamo essere custodi del creato ed ognuno/a dovrà trovare quale sia quello cui lui/lei è chiamato/a, per viverlo, nella speranza di ritrovare una terra abitabile.
