COMINCIARE…TOCCA A TE!

 

 

“È una barca che anela al mare eppure lo teme”. Con questo verso termina una delle poesie più famose di Edgar Lee Masters, contenuta nella raccolta “Antologia di Spoon River”. Il testo racconta la storia di un uomo sulla cui tomba è stata incisa la figura di una nave con la vela ammainata. Nell’intenzione dello scultore, quell’immagine doveva rappresentare il compimento di una vita, e l’approdo nel porto. In realtà, una voce si leva dall’oltretomba e confessa una verità scomoda: la vita di quell’uomo è stata l’appuntamento con una partenza sempre fallita. Quella lapide non rappresenta una nave giunta alla meta, ma un vascello che non si è mai deciso a prendere il largo. Eppure, quell’uomo confessa di aver avuto tante occasioni per partire (la poesia ne cita tre: l’amore, il dolore e l’ambizione), eppure nessuna di esse fu la ragione di un viaggio. Quella nave restò mestamente nel porto. Così dalla tomba si alza il lamento: “Adesso so che bisogna alzare le vele / e prendere i venti del destino, / dovunque spingano la barca. / Dare un senso alla vita può condurre a follia / ma una vita senza senso è la tortura”.

La vita può essere un’occasione persa. In un racconto di Dino Buzzati si narra di un uomo che scopre un furto nella sua villa, da poco acquistata. Un signore, in maniera furtiva, sottrae pesanti casse dal retro dell’abitazione. Subito preoccupato, il proprietario si rivolge a quell’uomo e chiede cosa stesse facendo. E quello gli spiega: sono i giorni che hai perduto. L’uomo si precipita allora su un cumulo enorme di casse, e ne apre tre a caso: scopre un amore respinto, una visita mancata a suo fratello ammalato, nell’ultima il suo cane fedele che inutilmente attende il ritorno del padrone.
Quella vista lo gelò: protesta con il facchino, e gli chiede il permesso di riavere indietro almeno quelle tre casse. Ma quello gli spiega che è tutto inutile: l’unica cosa che nella vita non può essere restituita è il tempo.

È forse immergendoci in testi del genere, che capiamo perché i Vangeli insistano spesso sull’importanza delle scelte. Viviamo l’illusione che la vita sia infinita, che ci sia sempre tempo per realizzare i progetti che abbiamo in mente, e invece non ci accorgiamo di quanto sia maledettamente tardi.
Tra i tanti brani evangelici che si possono citare a questo proposito, forse i più interessanti sono i casi di sequela contenuti nel Vangelo di Luca. Il contesto è intrigante, tanto che qualcuno sostiene che qui comincia il declivio finale del racconto: Gesù rende duro il suo volto, affila gli occhi come se fosse un primo piano di un film di Sergio Leone, e si incammina verso Gerusalemme. Alea iacta est, la decisione è presa. Subito dopo l’evangelista registra tre situazioni di discepolato: c’è gente che sceglie in maniera superficiale, senza comprendere la responsabilità che ogni decisione comporta; altri che rinviano le scelte accampando scuse; altri ancora che partono, ma che subito si fanno divorare dalla nostalgia (cfr. Lc 9, 51-62).
Gesù in questo brano è un pungolo, mette l’uomo davanti alla necessità di scegliere, anche quando questa è fonte di ansietà e di preoccupazione. D’altra parte, ’etimologia del verbo “decidere” reca in sé anche un elemento inquietante: deriva dal latino decaedere, che significa appunto “tagliar via”. Ogni decisione è sempre un’amputazione: significa imboccare una strada, sapendo che compiendo questa scelta se ne precluderanno tante altre. Qualcuno preferisce restare eternamente al bivio, senza risolversi mai da che parte andare. Oggi tutti desideriamo restare eternamente “liquidi”, come spiegava un sociologo, preferiamo gli stati instabili rispetto a quelli solidi. Il vero rischio di questa situazione è cadere vittime della più banale delle illusioni: anche se non ci badiamo, il “non scegliere” è pur sempre una scelta. Diceva un saggio: “Scegli? Te ne pentirai. Non scegli? Te ne pentirai ugualmente”. Se dunque non c’è via di scampo, se davvero da quando sei nato non puoi più nasconderti, allora forse ha senso tentare di restituire un significato alla vita, prendendo decisioni.
Quali? Qui entra in gioco la libertà dell’uomo. Personalmente, mi permetto un solo consiglio: quello di essere ambiziosi, di fantasticare progetti magnifici, di coltivare desideri smodati. E se proprio non riusciamo a concepirli, forse allora giova rileggere un classico della spiritualità cristiana, che ha educato tante persone a sognare ad occhi aperti: gli “Esercizi spirituali” di S. Ignazio di Loyola. Pensate che Dio ci abbia creato per niente? In qualche mattina malinconica, magari lo crediamo. Lui però non lo pensa: ci ha mandato quaggiù perché voleva che operassimo qualche miracolo, che se ne sta nascosto nel fondo della tasca.

(Guglielmo Cazzulani, rivista SE VUOI 5/2022)