Aiutàti nelle scelte… ma da chi?
Mi è sempre piaciuto indossare indumenti fatti da me, così ho imparato a lavorare a maglia per realizzare golf caldi in inverno. C’era una operazione necessaria prima di iniziare a sferruzzare: preparare il filo di lana a partire da una matassa.
Questo richiedeva un lavoro a 4 mani: 2 impegnate ad avvolgere il filo per farne un gomitolo, 2 in un movimento oscillatorio che facilitasse la dipanatura della matassa e permettesse al filo di trovare una via d’uscita. Era necessario mettersi uno di fronte all’altro, trovare un ritmo, sincronizzare i movimenti. A volte bisognava fermarsi per via di un nodo, capire come scioglierlo o… scegliere di tagliarlo. Un lavoro che creava una certa complicità.
Tutti abbiamo il desiderio di realizzare qualcosa di bello, di scelto, di adatto a noi. C’è “il filo”, ma per poterlo usare bene dobbiamo fare alcuni movimenti per renderlo disponibile. Abbiamo delle qualità, dei limiti, dei nodi; abbiamo una storia da rileggere. Ma per farlo serve qualcuno che si metta di fronte a noi e prenda in mano con noi le cose più preziose e delicate, forti e fragili. E lo faccia “sprecando” tempo con noi, semplicemente ascoltandoci. Quell’ascolto ci fa sentire ospitati, accolti, liberi. Ci dà il permesso di essere come siamo.
Ti è mai accaduto che raccontando qualcosa, già per il fatto stesso di aver cercato le parole per farti capire, hai trovato un “filo logico”, una chiarezza che semplifica e fa comprendere? Molte persone possono fare questo con noi, a partire da chi ci vive accanto. E sono un dono. Ma è possibile scegliere qualcuno che ci accompagni in un percorso che ha alcune finalità precise: conoscere meglio se stessi e crescere in umanità; conoscere Dio e imparare ad avere a che fare con Lui; scoprire la Chiamata riservata alla nostra vita. È qualcuno che è un po’ più avanti di noi nella vita e nella fede. Persone che “non si spaventano dei tuoi dolori, che non hanno paura di abbracciarti i traumi” (Gio Evan, Persone medicina) ma li sanno rileggere alla luce della Risurrezione.
Nella tradizione cristiana ci sono alcuni nomi dati a queste figure, così preziose: ogni nome ci fa comprendere qualcosa di chi sono, ma anche di come non devono essere. Esploriamoli.
1. Direttore spirituale. Aiuto! Uno che mi dirige, che dice come vivere. No, non fa per me!
Giusto… Un confronto che mi aiuta non mi dà delle ricette pronte o soluzioni, non mi risparmia la fatica di scegliere. Al contrario, mi offre un ascolto in cui io possa individuare una direzione alla mia vita: le scelte sono mie, di nessun altro. Ma questo nome ci aiuta anche a capire che questa figura non è un amico con cui scambiare semplicemente 4 chiacchiere, bensì è chi mi sprona a orientare la mia vita nello spirito, attraversando le mie profondità per riconoscere come lo Spirito di Dio parla in me.
2. Padre/Madre spirituale. Evoca una relazione capace di farmi vivere, anzi, di farmi nascere! Nasce una vita nuova! Sì, desidero venire al mondo, essere veramente me stesso; e il confronto mi aiuta a rivelarmi, a scoprire il mio vero volto. Il rischio di questo nome è quello di pensare a sostegni affettivi, magari con l’attesa di riprendermi l’affetto che non ho avuto altrove. Questa relazione è sì, impregnata di bene, bene vero; ma è importante che sia libera, non di dipendenza.
3. Guida. Come in montagna, anche nelle vie dello Spirito c’è bisogno di chi conosca i sentieri possibili e sappia quelli adatti alle mie gambe, forze, ritmo, passo. Ma la guida non può camminare al mio posto. Possiamo individuare insieme i passi da fare, ma poi i passi posso farli solo io.
4. Accompagnatore spirituale, vocazionale. Esprime una vicinanza, un essere accanto, ascoltando in profondità i miei desideri. Segue i miei movimenti. Si ferma con me. Mi aiuta a ripartire. Mi sostiene quando serve, ma mi lascia andare da solo perché sa che posso farcela.
E tu, che nome daresti a chi può aiutarti a trasformare la tua matassa in un bel gomitolo pronto per realizzare un intreccio unico, pieno di vita?
(Teresita Cabri, rivista SE VUOI 4/2024)
