Il fragile miracolo
dell’EQUILIBRIO
Tutto, fisicamente parlando, si regge sulla relazione tra forze diverse, attrattive o repulsive, che “forgiano” la realtà e la mantengono tale quando sono tra loro in equilibrio. Quando l’equilibrio si rompe tutto cambia. In cielo è un continuo gioco di rottura e recupero dell’equilibrio. Una stella brilla? Vuol dire che c’è equilibrio al suo interno tra forze che tendono a comprimerla e forze che tendono a farla espandere. Quando questo delicato equilibrio si rompe possono accadere due cose: esplode se la forza di espansione prevale, implode nel caso opposto. In entrambi i casi restituisce allo spazio traccia della sua storia sotto forma di quello che nella sua vita ha prodotto. Tutti gli elementi chimici che ha prodotto per fusione nucleare a partire dall’idrogeno, vengono ributtati nello spazio e rimane un oggetto che se va bene è una nana bianca, stella piccola e fredda, che lentamente si spegnerà, oppure nel caso opposto può diventare una stella di neutroni piccola e con densità spaventose col diametro di chilometri, e se va ancora peggio sparirà, diventando un oggetto ultracompatto che mantiene dentro di sé persino la luce e ingoia tutto quanto gli passa abbastanza vicino, quello che noi chiamiamo buco nero.

In ogni caso ciò che restituisce allo spazio non è cenere inutile, bensì i germi di qualcosa di nuovo, perché da quei resti arricchiti dal materiale potrà nascere una nuova stella e, se il materiale è sufficiente, anche nuovi pianeti. I nuovi nati porteranno le tracce di ciò che li ha generati cosicché l’universo sembra essere il luogo in cui la memoria del passato resta per sempre.
Per questo motivo possiamo dire con ragione che siamo figli delle stelle (oppure, in modo meno poetico, figli dei rimasugli della formazione di una stella).
La ricchezza degli elementi che troviamo sulla terra e dei quali noi pure siamo fatti, testifica la loro origine. All’inizio, quando si formarono le prime stelle, c’era solo Idrogeno, Elio e un po’ di Litio, il resto, tutto il resto esiste perché le stelle hanno lavorato a lungo e di generazione in generazione hanno prodotto tutti gli altri elementi.
La nostra storia di umani è simile a questa: noi cresciamo dentro e attraverso la continua rottura di equilibri esistenti, ma precari, e alla ricerca di nuovi equilibri sempre più stabili. Anche per noi nulla scompare di ciò che è stato, perché ciò che siamo stati è il terreno su cui affonda le radici la pianta di ciò che siamo e di ciò che saremo. Solo apparentemente un albero che da frutto ogni anno dà lo stesso tipo di frutti, in realtà l’albero è cambiato, ha un anno di più e dopo tanti anni non darà più frutto perché avrà logorato le sue energie e morirà. Ma dal suo tronco usciranno tavoli, sedie, porte, finestre che saranno tali perché la nostra tecnica metterà in equilibrio fisico i vari pezzi per formare tavoli, sedie… .
Questo tipo di processo di equilibri in evoluzione avviene anche dentro di noi e sono due forze opposte che si contendono il primato: bene e male, luce e tenebre, amore e odio, vita e morte con la complicazione che l’equilibrio fisico è frutto anche dell’equilibrio spirituale e viceversa. Sono le due cose che dobbiamo tenere a bada perché non siamo solo corpo, non siamo solo atomi e molecole ma anche di più. Per noi, infatti, non è vero che 1+1=2 ma 1+1= 2 3 4 5. Siamo più della somma delle parti e dunque per questo per noi non è così ovvio né immediato essere persone “equilibrate”, perché sulla nostra pelle si riversa ciò che abita nel nostro cuore e nella nostra mente: desideri, gioie, dolori, amore, odio.
E quando anche per ciascuno di noi il ciclo si chiuderà che succederà? Chi farà memoria e terrà ricordo di questo cammino verso l’equilibrio? Qualcuno di più grande di noi e che è capace di ridare vita anche ai morti perché ha sempre e solo amato: il Signore Gesù.
Tutto ci orienta a lui, persino il dolore che lui può far diventare fecondo e portatore di nuova vita e di nuovo equilibrio. Cerca Lui e troverai l’edizione più bella di te. Sempre… se lo vuoi!
(Alessandro Omizzolo, rivista SE VUOI 1/2026)