Le ANCORE che ci sostengono

Le difficoltà, i pe­riodi complicati, le tempeste interiori ed esteriori fanno parte della nostra vita. È inutile fare gli scongiuri o augu­rarsi che tutto questo non avvenga mai a noi o alle persone che ci sono vicine. Le difficoltà fanno parte della nostra vita e prima o poi dovremmo af­frontarle.
Non importa quanto ab­biamo vissuto, non c’en­trano gli anni che abbiamo sulla carta d’identità, non conta nemmeno “la fortuna o la sfiga”, siamo vivi e come esseri viventi prima o poi avremo a che a fare con le difficoltà.
Ah, benedette difficoltà!
Come sarebbe bella la nostra vita senza nessun pensiero particolare, senza nessun ostacolo da su­perare, senza nessuna tempesta da attraversare. Tutto sarebbe molto più facile: l’orizzonte davanti a noi abbastanza chiaro, il mare calmo che per­mette alla nostra barca di procedere con calma senza grandi scossoni, per­mettendoci di avere il cuore in pace e la vita “rilas­sata” e invece no… mentre siamo cullati dalle onde e guardiamo il tramonto con aria sognante suc­cede che all’improvviso tutto cambia, che il mare con il passare dei minuti si ingrossa e le onde diventano molto preoccu­panti. Il nostro stato d’animo cambia da rilassato a impaurito in pochi se­condi e l’aria sognante che si perdeva nel tra­monto è sostituita dalla paura e anche dall’ango­scia, e l’unico desiderio è quello di ripararsi. È suc­cesso anche ai discepoli mentre erano sulla barca insieme con Gesù. Ave­vano poco prima incon­trato la folla, Gesù aveva parlato, aveva come sem­pre riscaldato il cuore di tutti e dopo avevano de­ciso di cambiare riva, per stare un poco tranquilli e invece, il Vangelo di Marco al capitolo 4 così rac­conta:

In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovescia­vano nella barca, tanto che ormai era piena.

Provate a immaginare la scena: dalla calma alla tempesta in pochi minuti tanto che la barca ormai era piena di acqua e i di­scepoli terrorizzati.
Credo che qualche volta in queste condizioni ci siamo trovati noi: terroriz­zati per quello che stava succedendo alla nostra vita, paralizzati dalla paura. Che si può fare? Come possiamo uscire da que­sta situazione senza soc­combere e senza disperdersi? Occorre trovare dei “punti fermi” o per rima­nere in tema di mare tro­vare delle ancore permanenti che sappiano tenerci anche quando in­torno a noi succede il di­sastro.


Le ancore permanenti sono oggetti di forme pe­santi che servono proprio a tenere ferme in un punto le imbarcazioni senza il rischio che si per­dano dentro la tempesta. Credo che siano necessa­rie anche per la nostra vita per evitare di perderci. Allora provo a scriverne qualcuna che è servita a me, ma il lavoro è quello di trovare le ancore per­manenti personali.

1.Trova un amico. Sì, chissà quante volte l’hai sentito, ma poi nella ricerca non sei stato molto fortunato oppure pensavi di averlo trovato e invece alla prima diffi­coltà è scappato. Tu invece riprovaci, non aver paura dei “no” e non esser guidato dalla rassegna­zione. Trova un amico che possa ricevere le tue paure e le tue tempeste tendendoti la mano senza volere spiegazioni. Cercalo tra le persone più grandi di te, che sappia tenerti nei momenti di sconforto, meglio se anche lui ha già attraversato tempeste perché saprà meglio capirti.

2. Scegli un luogo a te caro dove tu possa sentirti al sicuro. Tutti ne abbiamo qualcuno. Spesso sono i luoghi della no­stra infanzia che ci hanno visti crescere. In quel luogo per te sacro vai per ri­trovare te stesso nei momenti di grande disordine interiore, per trovare la forza che pensavi di non avere più.

3. Impara a scrivere di te. Può sembrare una grande banalità, ma credo davvero nel va­lore della scrittura. Tutti ormai scriviamo qualcosa sui nostri social, condivi­diamo pensieri, emozioni, foto ma in un momento particolare della vita tu scrivi di te e per te. Scrivi quello che stai attraver­sando, scrivi le paure e le angosce senza nessuna vergogna. Alla fine della tempesta troverai la forza di rileggere quello che hai scritto e ti meraviglie­rai della forza che hai avuto.

4. Fai qualcosa di nuovo. Spesso nei momenti di tempesta l’unico grande pensiero è quello di rannicchiarci nel letto con un piumone immenso e star lì fin quando tutto non sarà passato. Hai ragione, lì sei al sicuro, ma non im­parerai a stare nelle diffi­coltà. Invece quando pensi che tutto stia crollando tu diventa creativo, spingi il cuore al di là di ogni paura.

Se può esserti utile leggiti qualcosa di Bebe Vio e poi ne riparliamo.
Immagino che tu sappia chi sia Bebe Vio!

Allora, se posso permet­termi, mettiti al lavoro e posiziona ora le tue an­core permanenti perché questo lavoro si fa quando tutto è calmo.

Buon lavoro!

(Tony Drazza, rivista SE VUOI 6/2021)