Perché scegliere sempre la guerra?

di sr. Laura Cenci

Di nuovo guerra e violenza. Questa volta in Iran. Non siamo esperte di geopolitica, di politica internazionale, di diritto internazionale… ma di Vangelo sì. E il Vangelo, la Buona Notizia, è prima di tutto Gesù: la sua storia, il bene che ha fatto, la sua franchezza e forza nel dire che l’Amore, il dialogo, il perdono sono le cose che contano di più in una relazione e in una convivenza pacifica. Tutto questo fa dire con forza che quello che sta succedendo adesso – Stati Uniti e Israele che attaccano l’Iran – è profondamente ingiusto, perché è venuto meno il principio del dialogo e della diplomazia. Quando vengono meno questi aspetti fondamentali nei rapporti tra Stati a rimetterci sono sempre i poveri, le famiglie, i bambini, i più fragili, i soldati che sono costretti a impugnare le armi e a uccidere… I capi di Stato hanno scelto la guerra e non soluzioni di pace. PERCHÈ?
…Mille risposte, la più coerente è perché Stati Uniti e Israele hanno bisogno di guerre per distogliere l’attenzione dalle questioni reali su cui dovremmo concentrarci. E perché… le grandi potenze si stanno spartendo il mondo.

Proponiamo come riflessione le parole di Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti, paragrafo 261, che possano servire per APRIRCI GLI OCCHI e avere il coraggio di SCEGLIERE la pace e dire “NO” – con la nostra vita e le nostre scelte – a tutto ciò che va contro il nostro essere umani e la nostra coscienza:

«Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace».