«Maria si alzò e andò in fretta…»

Intervista a mons. Fabio dal Cin
vescovo di Loreto

MARIA SI ALZÒ…”Perché l’evangelista sente il bisogno di essere così descrittivo? Perché farci sapere che “si alzò”? Un giovane da che cosa si dovrebbe “alzare”? Come cambia la vita o il modo di vedere se sto alzato o in altra posizione?
Nella Sacra Scrittura “alzarsi” è sinonimo di risposta a qualcuno che ti chiama! È lasciare la propria situazione per seguire un altro, smettere di crogiolarsi nella propria comfort zone e cambiare posizione, prospettiva, vita! Un giovane ha davanti a sé tutta la vita e se resta in poltrona o davanti a uno schermo, rischia di non viverla o di lasciarla vivere ad altri. Maria, una giovane anche lei, si è alzata e ha accettato di cambiare il suo punto di vista, di vedere le cose, gli altri, se stessa, dall’Alto, dalla prospettiva di Dio! Per un giovane potrebbe essere entusiasmante guardare le cose dall’alto, smarcarsi dal conformismo e “gustare altro”. Ma deve fare un passo, appunto muoversi, passare dal “ho voglia, non ho voglia” al “cosa vuoi… Dio?”. E ricercarlo non solo attraverso i propri sentimenti ed emozioni, seppure importanti, ma usando l’intelligenza, rafforzando la volontà, il senso dell’impegno e il sacrificio, per vivere da persona libera la cui vita è orientata non solo a fare bene, ma a farlo bene, come richiede di essere fatto!

“…E ANDÒ…” — Andare è non rimanere fermi, statici. È muoversi, cercare, trovare. Ma andare dove? Non è meglio fermarsi e riflettere, studiare, approfondire prima di andare? Ma poi, perché un giovane dovrebbe “andare”… cosa ci guadagna?
Per andare bisogna sapere dove andare. Sembra scontato, ma non lo è! I giovani, ma anche noi adulti, alle volte facciamo chilometri, ma alla fine non sappiamo dove stiamo andando e forse non sappiamo neanche perché! L’andare presuppone che io sappia dove sono, da dove inizio il mio andare e soprattutto individuare una meta, un punto di arrivo parziale o definitivo. E per fare questo bisogna certamente riflettere, fermarsi, interrogarsi e interrogare la realtà, avere un sano senso critico e poi… fidarsi! Rischiare! Maria ha interrogato Dio attraverso la mediazione dell’Angelo, ma poi si è fidata. Oggi la grande incognita è il futuro, i giovani si domandano se ce ne sarà uno per loro e questa paura rischia di inchiodarli nell’attimo fuggente o consegnarsi alle mode passeggere e condizionanti. Andare, per un giovane, potrebbe essere la grande occasione di vivere la sua creatività; ecco cosa può guadagnarci! Esprimersi non solo per un effimero narcisismo, ma dare il suo contributo per costruire il futuro… ma bisogna fidarsi. Di chi? Noi adulti saremo capaci di accogliere questa richiesta di fiducia dei giovani e a nostra volta sapremo fidarci di loro?

“…IN FRETTA…” — Perché questa fretta? E poi la fretta non dicono sempre che è una cattiva consigliera? Cambiava qualcosa se Maria fosse andata con calma da Elisabetta? Quali frette muovono i giovani? Questo “in fretta” di Maria può essere un segnale nuovo per i giovani?
La fretta non aiuta mai a fare le scelte giuste e Maria non ha avuto senz’altro fretta, come la intendiamo noi! La fretta di Maria è invece sinonimo di “sollecitudine”, di aver compreso il bisogno e l’urgenza della situazione e non ha perso tempo! Il tempo! Il “tutto e subito” non è passato di moda, anzi, sembra che si voglia vivere senza tempo o aldilà del tempo. E allora si corre, si evade, si viaggia nel metaverso, nella realtà virtuale. I giovani danno l’impressione di aver fretta di scappare, forse da se stessi, dal non sentirsi compresi, accettati, amati. E stanno fermi! Chissà, se scoprissero che qualcuno ha bisogno di loro, qualcuno di cui prendersi cura, a cui donarsi senza paura e interessi particolari, scatterebbe in loro quella generosità sopita, che quando si svela sconcerta e meraviglia, inaspettata, che fa saltare tanti pregiudizi. Tocca a noi adulti accompagnarli per metterli a contatto con la realtà e con un mondo che li aspetta perché ha bisogno di loro. Maria è una giovane che si è occupata di Dio e per Lui si è occupata del suo sposo e di quanti sono entrati nella sua vita. Il preoccuparsi di suo Figlio è stato il criterio determinante per occuparsi di tutto il resto. Anche di noi! Aiutare, e talvolta spronare, i ragazzi e i giovani a prendersi cura degli altri, di spendersi gratuitamente e concretamente per chi ha bisogno, aiuta il giovane che cresce a capire meglio se stesso e la vita, e a investire meglio le potenzialità di bene che Dio gli ha dato!

• Cosa ritiene importante dire ai giovani?
Vivendo a Loreto, nel Santuario della Santa Casa mi verrebbe da dire ai giovani: “Questa è la vostra casa!” Perché è la casa di Maria e quindi è la casa dei giovani. Qui Maria è nata, è cresciuta, ha vissuto la sua adolescenza, con tutto quello che questo comporta; si è sentita corresponsabile nella vita di famiglia e qui ha cominciato a pensare alla sua famiglia con Giuseppe! È qui che gli è stato chiesto di diventare la madre di Ge-sù, e da qui è andata per stare con Giuseppe, ma non per fermarsi lì! Per alzarsi e andare con sollecitudine lì dove Dio le chiedeva di andare, seguendo Gesù, il Figlio suo, ovunque egli andava, madre, discepola, testimone di un amore che realizza la propria vita se si decide di donarla! Papa Francesco il 25 marzo 2019 ha firmato nella Santa Casa l’esortazione post sinodale Christus vivit sui giovani, affidando a Gesù, Maria e Giuseppe tutti i ragazzi e giovani del mondo. Qui risuona con particolare grazia il suo messaggio: Cristo è vivo! E ti vuole vivo! Vivo del suo amore e della sua speranza!