Non è mai troppo tardi
per cambiare ritmo!
Spero non sia troppo tardi. Ho 35 anni e non da molto ho scoperto quanto lo sport abbia da dire alla mia vita. Grazie ad esso mi sono conosciuto in maniera più profonda e ho avuto la possibilità di rivedere non poche cose, comprendendo bene quanto la vita, con le sue sfide e fatiche, vada sempre vissuta in pienezza.
Ho capito che tutto ciò che vivo e sono trova in questo “mondo in movimento” un riflesso quasi perfetto, non solo nel modo di praticarlo, ma anche nelle modalità e nell’approccio ad esso: paure, sconfitte, fatiche, gioie e obiettivi sono come “riprodotti in scala” in ogni allenamento, una vita in miniatura che riflette quella “reale”. Sono arrivato a questo grazie ad alcune persone che hanno fatto dello sport la propria missione e che, con il loro stile, mi hanno motivato a cimentarmi in una realtà dalla quale non mi sono mai lasciato troppo coinvolgere. Mi allenavo, anche spesso, ma senza alcun impegno, senza scegliere un adeguato carico dei pesi né rispettare i giusti tempi di recupero. Insomma… era una tra le tante azioni della mia giornata di cui avevo affollato l’agenda, ma senza troppo senso né un’armonia con il resto. Mi aiutava ad arginare un po’ il flusso dei miei interminabili e contorti pensieri, ma non gli permettevo di parlare a pieno alla mia vita.
Sport4life, sport per la vita. Quante volte arriviamo alla fine della giornata senza nemmeno riuscire a ricordare ciò che l’ha caratterizzata? Viviamo spesso senza consapevolezza, come anestetizzati, senza dare spazio a ciò che gli incontri e gli impegni quotidiani hanno da dirci. Lo sport, invece, ci permette di sentirci e di percepirci lì dove siamo, grazie anche al contatto con la fatica e con il limite, con le possibilità e le impossibilità che ci troviamo di fronte. Una partita da vincere, un esercizio da svolgere, un record da raggiungere sono momenti che ci sfidano e ci connettono profondamente con il nostro io più profondo. Una presa di consapevolezza che ci fa percepire uno: non un insieme scomposto, ma un’unità di parti che tra loro possono essere in armonia.
È solo ascoltando il nostro corpo e il nostro “mondo” interiore che possiamo capire e decidere che ritmo dare al nostro cammino, un “ascolto attivo” che ogni atleta ben conosce: a volte è bene proseguire a passo svelto, altre necessitiamo di pause, di un passo più lento, o anche di fermarci per “ricordarci di respirare” e ricalcolare il percorso con creatività, trovando nuovi modi per ripartire con nuove motivazioni.
Ciò è ancora più chiaro in alcuni momenti, e in particolare in quello del discernimento vocazionale quando, davanti a innumerevoli possibilità, ci chiediamo dove spendere la nostra vita. È quello il momento di “prendere le distanze” – come suggerisce l’etimologia della parola sport – e ascoltarsi davvero, per capire dove si è e dove si vuole andare, certi che, come per lo sport, ogni caduta offre un’occasione per rileggere quanto accaduto e accettare sconfitte e delusioni.
Tutto può dire di questo impegno e aiutare a rileggere le “vittorie” non solo in vista del raggiungimento di un traguardo o di un premio, ma soprattutto nella valorizzazione della bellezza del percorso fatto.
La vita, come lo sport, non ha un manuale né un’unica strada: c’è chi trova vita in sport solitari, chi in quelli di squadra, chi invece non può rinunciare al contatto con la natura.
Ognuno sceglie che direzione prendere, contemplando sempre la presenza degli altri che ci aiutano a farci sentire parte di un tutto, di una community che, pur senza consapevolezza, condivide qualcosa di importante.
Buona strada, in ascolto della vita e dello sport!
(Giuseppe Tramontin, rivista SE VUOI 1/2026)
