Una storia di Bellezza
Quante volte ti è successo di “smanettare” sui social, e tra i tantissimi video i tuoi occhi non si sono fermati su qualcosa di particolarmente bello, e anche strano, tanto da dirti: “Questo lo segno e lo leggo dopo con calma”? Sì, perché spesso facciamo così, forse tutti o forse solo qualcuno ma non importa, le cose belle che vediamo o leggiamo hanno bisogno di un minimo di pace, di silenzio e di lentezza per essere assaporate meglio.
A me succede spesso che tra tutte le pagine dei social che frequento, qualcuna mi ruba gli occhi ed è in quel momento che provo a saperne di più. Non mi bastano certo le poche righe di un post, così inizio la mia ricerca più approfondita, più accurata e più attenta. Questo, che quasi avviene in modo automatico, mi fa capire che per prenderci cura di qualcuno abbiamo bisogno di rallentare e di guardare meglio, di leggere con più calma, di capire soprattutto qualcosa in più, perché la nostra vita è fatta di momenti artigianali e non di produzioni industriali.
Perché, allora – ti starai chiedendo –, tutta questa premessa? Ti sento già dire: “Ma questo che vuole con questa storia della lentezza, del guardare meglio, del prendersi cura? Non sa e non capisce che il mondo è di chi va veloce, di chi produce di più, di chi corre di più?”. Sì sì, certo che lo so, anche se credo che non sia particolarmente vero, ma questa è un’altra storia che poi se vorrai potremo approfondire.
Scrivo tutto questo per farti rallentare, e perché tra le pagine dei social, ho trovato e letto questa piccola storia di bellezza che penso possa aiutare me e anche te (spero) a ritrovare il gusto del prenderci cura dell’altro e anche del mondo intorno a noi. E ricorda sempre che il mondo, il tuo e il mio, comincia sempre dal marciapiede di casa nostra.
Vengo alla storia, che risale ai primi giorni di maggio: un signore, che per lavoro passava ogni giorno davanti a una aiuola, ha deciso, a un certo punto, di piantare una pianta. Voleva renderla bella, non solo per lui, ma per tutte quelle persone che come lui sarebbero passate di là. E questo lo ha fatto solo per bellezza. Solo per rendere quell’angolo del paese ancora più bello. Ma è successo che, appena la pianta ha cominciato a fiorire, qualcuno ha pensato bene di sradicarla e rubarla. Lasciando quel pezzetto di terra nuovamente vuoto e spoglio.
Questo signore ha lasciato, allora, un biglietto lamentandosi dell’accaduto e, con coraggio, ha scritto anche il suo numero di telefono… In tutta questa storia di bellezza, di attenzione e anche di disattenzione, qualcuno alla fine gli ha telefonato! E qui viene fuori la parte ancora più bella di questa piccola storia: questo signore non era tanto arrabbiato per il furto, quanto preoccupato che almeno qualcuno si prendesse cura della pianta. Wow! Hai sentito che risposta? “Preoccupato che almeno qualcuno si prendesse cura”.
È da quei giorni di maggio che penso al mio prendermi cura degli altri e del mio mondo. Ho cominciato a guardare meglio i miei gesti e le mie parole, e ho capito che spesso, purtroppo, sono infarciti di velocità e di cose da risolvere e mai da lentezza e bellezza.
Questa piccola storia di bellezza mi ha insegnato che per prendersi cura dell’altro e del nostro mondo, abbiamo bisogno di imparare di nuovo a guardare i nostri amici, le nostre amiche e tutto il nostro mondo. Dopo aver guardato, abbiamo bisogno di trovare le parole per chiederci: “Come posso io, con la vita che faccio, prendermi cura e rendere bello qualcosa? Come posso abbellire, io, un angolo del mio paese oppure un angolo della vita di un mio amico?
E poi, dopo aver guardato e trovato le parole, cominciare a fare qualcosa di cuore, solo per il gusto di fare qualcosa di bello. Spesso la bellezza, che rientra nelle piccole storie, è una bellezza gratuita.

C’è un passo bello del Piccolo Principe che mi emoziona, e che qui ti riporto: «Cosa vuol dire addomesticare?”. “È una cosa da molto dimenticata, vuol dire creare dei legami; fino ad ora non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini, ma se tu mi addomestichi noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. E poi vedi laggiù dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. Ma tu hai dei capelli colore dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano… e quando andrai via io piangerò!”.
“E allora cosa ci guadagni?”. “Ci guadagno il colore del grano!” ».
Forse da qui dovremmo ripartire: dal colore del grano, dalla bellezza gratuita, dal pensare che tutti possono godere di qualcosa di bello. Senza nessun guadagno ma solo una piccola storia di bellezza. Provaci!
(Tony Drazza , rivista SE VUOI 4/2022)