Sara 34 anni – psicologa, sposata con Antonio 38 anni – meccanico in una industria farmaceutica, vive a Pontinia (Latina). Hanno 2 bambini, Francesco e Rachele.
Tra lavoro, impegno con l’Azione Cattolica e attenzione profonda per chi vive una disabilità fisica o psichica, ci racconta la scelta che ha portato lei e Antonio a essere famiglia… e che la “perfezione” non è tutto nella vita!
«Questa storia racconta di una ragazza che ha ricevuto un dono grandissimo: quello di poter accogliere dentro di sé una vita, una storia e un amore. Proprio come nella famosa parabola, ha ricevuto “un talento”, una vita che le è stata affidata e che ha cambiato profondamente la visione di se stessa. All’inizio, quando ha capito che un nuovo essere avrebbe abitato il suo corpo, sradicato le sue certezze e vanificato i suoi progetti, si è sentita in trappola, senza via di uscita. Si alzava la mattina pensando di aver sognato e che la sua vita sarebbe rimasta quella di sempre, una vita con orari e impegni che era sempre riuscita a far quadrare per dimostrare quanto fosse valida ed efficiente. Ma con il passare dei giorni quella presenza dentro di sé si faceva sempre più viva, si imponeva ai suoi pensieri con tutta la sua forza e fino a conquistarla. La ragazza si è “arresa” di fronte a questa novità e ha cominciato a pensarla come un’opportunità che le fosse stata data per poter realizzare se stessa. Opportunità come occasione di vivere profondamente la propria vita come una scelta di fede, un rendere grazie non limitato alla domenica o ai ritiri spirituali, ma vissuto pienamente nella quotidianità di madre. Opportunità come occasione di sperimentare la misericordia di Dio e di percepire la sua mano sopra la testa, come una presenza costante di guida e di conforto. La novità è stata quella di sentirsi amata nella sua povertà, nella sua debolezza e nonostante le scelte compiute».

Queste parole le ho scritte esattamente dieci anni fa, quando a ventiquattro anni scoprii di essere incinta di Francesco, senza essere sposata e in procinto di laurearmi in Psicologia.
Il turbine che travolse a quel tempo me e Antonio – adesso mio marito – e le nostre famiglie, lo ricordo ora con tanto affetto e tenerezza. Stiamo per festeggiare i 10 anni di matrimonio, abbiamo avuto un’altra bambina, Rachele, che è arrivata a completare il nostro desiderio di famiglia cinque anni fa.
La vita ci ha riservato molte sorprese e molti doni in questi dieci anni e, anche se non sono mancati momenti difficili, non abbiamo mai avuto la sensazione di essere rimasti soli.
La grazia di cui parlavo già all’epoca si è dimostrata sempre presente, “una grazia preveniente” che nei momenti duri ci ha evitato di fare scelte sbagliate e che ci ha sempre guidato.
L’amore che dimostriamo l’uno all’altra trova sempre nuovi modi di stupirci; si è fatta presente sempre più una gratitudine profonda per tutto quello che abbiamo ricevuto e che non dipende dalla nostra bravura né merito, ma semplicemente dall’amore di Dio.
In questi anni abbiamo scoperto insieme la meraviglia di vedere i nostri figli crescere, con loro siamo cresciuti e maturati anche noi e abbiamo sempre più compreso l’importanza della presenza del Signore nella nostra vita, che cerchiamo di condividere insieme con la partecipazione alla vita della parrocchia e dell’Azione Cattolica.
In questi anni abbiamo anche avuto il dono di HAbitaTerra, l’associazione per la quale lavoro e che si occupa di inserimento lavorativo di persone disabili. Essa rappresenta per noi un desiderio di futuro diverso, nel quale ognuno può essere felice per quello che è, e può contribuire alla realizzazione di un ambiente migliore.
Abbiamo la fortuna di avere amicizie autentiche, nelle quali conta il bene dell’altro. Riuscia-mo a ritagliarci dei momenti per stare soli e riscoprire i motivi per i quali ci siamo innamorati, per scoprirci cresciuti, ormai adulti, ma con ancora la voglia di fare progetti insieme. Abbiamo semplicemente portato avanti ogni giorno la nostra vocazione di sposi, genitori, di persone che, nelle difficoltà e pesantezze quotidiane, si ricordano di essere chiamate a essere soprattutto felici.
Saluto tutti voi con le parole di una canzone a me molto cara che sintetizzano bene tutto questo e vi invito a lasciarvi stupire dalle meraviglie che ogni giorno, se abbiamo occhi per vederle, accadono nella nostra vita: “Tra la partenza e il traguardo, nel mezzo c’è tutto il resto, e tutto il re-sto è, giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno è, silenziosamente costruire, e costruire è potere e sapere rinunciare alla perfezione”. (N. Fabi)