INCONTRARE CRISTO NEI POVERI
Scrivo dal Senegal e dalla Guinea Bissau per condividere con voi un po’ della vita qui in missione. Nel mio lavoro sono ogni giorno in contatto con volti e storie di persone, bambini e famiglie che vivono in condizioni di grande povertà. Molti hanno davvero poco o nulla: le case sono semplici capanne, i campi spesso non producono abbastanza, e i genitori faticano a mandare i figli a scuola perché mancano persino le risorse per l’essenziale.
Eppure, in mezzo a tanta fatica, c’è una forza che mi sostiene: la speranza in Cristo Gesù. È in questo contesto che cerchiamo di essere presenza di Chiesa: accanto ai più piccoli, nell’educazione, nell’aiuto ai malati, nel condividere il poco che abbiamo. Il mio lavoro si concentra soprattutto con i poveri, attraverso progetti di cooperazione internazionale nei settori della salute, dell’educazione, dell’agricoltura, oltre che con le adozioni a distanza, che permettono a tanti bambini di avere un’istruzione di qualità. Tuttavia, è sempre più difficile, spesso mi sento scoraggiato davanti a situazioni di miseria in cui non abbiamo i mezzi per intervenire.

Fondamentale è il motivo per cui sono missionario: il motivo per cui lasciare le mie bellissime montagne della Valle d’Aosta, le persone care, gli amici, il mio hotel, la sicurezza della società occidentale e di un sistema sanitario sicuro, per recarmi in un Paese così differente dal nostro, segnato dall’instabilità politica in attesa di un nuovo colpo di stato, con una sanità inesistente e un’aspettativa di vita di appena 49 anni, dove le strade non sono sicure e i cristiani sono una minoranza. La vocazione specifica per la missione l’ho scoperta poco a poco. Mi ricordo quando a Torino, dove studiavo durante il seminario, passando a piedi per le vie del centro per raggiungere la facoltà teologica, era impossibile non vedere tanti poveri che vivono sotto i portici. È uno strazio per il cuore vedere queste persone dormire su cartoni con qualche coperta, chiedendo l’elemosina accanto ai negozi alla moda e alla gente che passa di fretta per recarsi alle proprie occupazioni.
Anch’io tutti i giorni passavo accanto a loro e con il cuore triste mi dicevo: “Sono passato di fianco a Cristo e ora, come se nulla fosse, vado a lezione di teologia o a dire i vespri in seminario”. Pur pregando sempre per loro non riuscivo più a sopportare questa mia indifferenza. Ho iniziato così il servizio nella comunità di Sant’Egidio: la sera nei dormitori comunali, nel centro di Torino e nella stazione di Porta Nuova, portando coperte, cibo, acqua e qualcosa di caldo a queste persone. Stare con loro, parlare, far capire che sono miei fratelli e che volevo loro bene è stato per me come vivere pienamente il Vangelo. Il loro sorriso è stata un’esperienza che va al di là dell’immaginabile. Mi ha fatto sperimentare in modo tangibile che ero con Cristo e parlavo con Lui in quel momento: nei loro volti c’era il mio Dio. In seguito, nelle missioni in cui sono stato in Brasile, in Senegal e in Guinea Bissau ho sempre percepito in modo chiaro la presenza di Cristo Gesù e della verità che ci parla nel Vangelo.
L’unico motivo per cui sono missionario è Cristo Gesù che si fa presente in modo particolare e immediato nei poveri, in questa gente considerata spesso l’ultima dalla società. Cristo è in queste persone che incontro ogni giorno e nei loro volti vedo lo sguardo del mio Dio.
In quei bambini e in quella gente ci sono i miei fratelli che hanno bisogno di aiuto. E la gioia di restare ad aiutarli, anche se è solo una piccola goccia in un mare di necessità, è così grande che è difficile spiegare le emozioni che si provano.
Cristo, che duemila anni fa ha deciso di farsi uomo nascendo povero in una mangiatoia, ieri era presente nell’Eucaristia su un tavolo di legno in una capanna davanti a uomini e donne poveri come Lui. Al mio fianco c’era una ragazzina di quindici o sedici anni che teneva in braccio suo figlio di pochi mesi aspettando il battesimo. I suoi occhi, il suo sorriso, la sua semplicità sono stati per me un’esperienza di vicinanza a Cristo Gesù.
Aiutare i poveri, gli ultimi, per restituire ciò che altri o magari noi stessi abbiamo inavvertitamente o volontariamente sottratto loro.
Fare questo è missione: significa mettersi in gioco, richiede atti di amore continui, esige rinunciare a se stessi stando accanto ai più deboli, facendosi umili.
(Stefano Tasca, rivista SE VUOI 4/2026)