“Presa per mano”
IL COLORE DIVENTA PRESENZA
Mi chiamo Silvia Allocco e da ormai una decina d’anni progetto e realizzo opere per chiese e cappelle. A volte spazi nuovi, più spesso intervengo in cappelle già esistenti, cercando di dare loro un volto nuovo. Il mio lavoro è armonizzare lo spazio nel suo insieme: forme, colori, poli liturgici, dipinti. Creare un’atmosfera che scaldi il cuore di chi lo abita e concili la preghiera e il dialogo con Dio.
Mi sento molto fortunata perché mi dedico a qualcosa che mi appassiona. È un lavoro talmente di nicchia che conosco davvero poche persone che fanno qualcosa di simile. Diciamo che difficilmente uno si sveglia una mattina dicendo: “Da grande farò arte sacra”.

Per me è stato un percorso di provvidenza che, passo dopo passo, mi ha condotta attraverso sfide sempre nuove. Se avessi visto dal principio il punto di arrivo sarei stata terrorizzata! E non avrei mai pensato che in Italia si potesse vivere di questo.
Mi è sempre piaciuto “pasticciare”: scarabocchiare, inventare, costruire… La culla di tutto è stato l’oratorio salesiano, dove da giovane ho iniziato a sperimentare con le scenografie e i giochi.
Dopo la maturità in ragioneria – una scelta pratica – ho deciso di buttarmi e studiare scenografia all’Accademia di Torino. Poi i primi stage e contrattini in teatro, ma la precarietà che mi si prospettava mi ha spinta a cambiare strada. Mi sono messa in proprio come pittrice: dipinti in casa di amici e parenti, lavagne e decorazioni nei locali, serrande… un po’ di tutto.
Con il tempo, però, ho iniziato a sentirmi un po’ inutile. Io da sola con il muro: quello che facevo, alla fine, a che serviva? Non cambiava la vita a nessuno.
La provvidenza ha messo sul mio cammino le persone giuste al momento giusto. Parlando con un’amica, missionaria dell’Operazione Mato Grosso, mi sono sentita rispondere: “Parti!”.
Così ho detto di sì. Qualche mese dopo mi è stata comunicata la destinazione: Tauca, sulle Ande, in Perù. Lì ho potuto avvicinarmi per la prima volta all’arte sacra come volontaria nella cooperativa Artesanos don Bosco. Proprio in quei giorni c’era la necessità di progettare una cappella per i salesiani di Lima.
Elia, il missionario responsabile della cooperativa, mi diede carta bianca proponendomi di “buttare giù” uno schizzo. Quello è stato il mio primo progetto, poi realizzato insieme ai bravissimi artisti della cooperativa. Dopo è arrivato quello per un Santuario nella città di Chimbote.
Da lì si è allargato tutto in fretta. Tornata in Italia ho realizzato i dipinti per la chiesa dei salesiani di Bra, l’oratorio da cui avevo iniziato. Subito dopo ho potuto decorare una chiesa a San Paolo, in Brasile, grazie a un amico, padre Pedro, conosciuto anni prima in una missione umanitaria. Poi con il passaparola sono arrivati lavori da tutta Italia, fino ad arrivare alla sede generale dei salesiani a Roma. Un traguardo che non avrei mai immaginato.
Quando mi fermo a ripensare al mio percorso, mi sembra di essere stata presa per mano e accompagnata. Ogni passaggio è stato, in fondo, un atto di fiducia.
Ogni volta che inizio una nuova opera la accompagno con la preghiera. Cerco un’ispirazione dall’alto, per creare qualcosa che non sia solo bello, ma che possa veicolare una Presenza, una Parola. Credo che questo arrivi a chi guarda. Spesso le persone mi raccontano la commozione, il sentirsi abbracciati, accolti, consolati. Succede, per esempio, nella cappella dell’Ospedale di Alba-Bra, dove ci si ritrova davanti al volto di Gesù in momenti di lutto o di dolore. È davvero emozionante pensare che Dio possa servirsi delle mie mani per toccare il cuore della gente. E il bello dell’arte è che parla a tutti, indipendentemente dalle origini, dal livello di istruzione, dalla fede.
Molte volte non mi sento autrice, ma piuttosto uno strumento, attraverso cui l’opera prende forma.
Quando, a distanza di tempo, rientro in questi luoghi e mi guardo intorno, non mi sembra possibile di aver fatto tutto io… mi piace pensare che ci sia qualcosa in più.
(Silvia Allocco, rivista SE VUOI 3/2026)